Arrighi-pittore al carcere del Bassone

altMurales tra le sbarre Ieri ha illustrato il lavoro svolto davanti a una piccola platea del penitenziario comasco
Detenuto per l’omicidio Brambilla, ha partecipato a un corso di Angiola Tremonti
(a.cam.) «Anche in veste di detenuti si può essere partecipi al miglioramento della struttura in cui viviamo». Rinchiuso nel carcere del Bassone dal febbraio del 2010, condannato in via definitiva a 30 anni per l’omicidio di Giacomo Brambilla, ieri Alberto Arrighi ha parlato davanti a una piccola platea in una sala del penitenziario di Como.

L’armiere comasco, che ha ucciso a colpi di pistola il socio nel negozio di via Garibaldi, ha partecipato nei mesi scorsi a un progetto di pittura per i detenuti coordinato dall’artista Angiola Tremonti. Ieri mattina, il lavoro è stato presentato ufficialmente proprio all’interno del Bassone e i carcerati che hanno seguito le lezioni e realizzato alcuni murales hanno voluto che fosse proprio Arrighi a parlare a nome loro.
Un intervento di un paio di minuti e diffuso sul portale di “CiaoComo”. Giacca marrone aperta su una camicia chiara, lo sguardo perlopiù fisso sul foglio, Alberto Arrighi non parla a braccio ma legge il suo discorso. Non una parola in più rispetto a quanto preparato per presentare il progetto.
L’intervento si apre e si chiude con «sentiti ringraziamenti» per la possibilità concessa ai detenuti di seguire il corso. Le lezioni di pittura, spiega Arrighi, sono state un’occasione per «un miglioramento delle relazioni nel carcere», per «partecipare attivamente alla vita del penitenziario».
«Abbiamo sviluppato una profonda collaborazione, unito le idee, le forze, l’immaginazione – sottolinea Alberto Arrighi – Abbiamo dimostrato a noi stessi in primis e agli altri che, anche in veste di detenuti, si può essere partecipi al miglioramento della struttura dove viviamo in base ai nostri gusti individuali e capacità. Siamo stati protagonisti nel nostro ambito sociale».
L’obiettivo del progetto è proprio arrivare anche all’esterno del carcere del Bassone, comunicare un messaggio oltre le mura della prigione. «Speriamo e auspichiamo – legge l’armiere comasco a nome dei compagni del corso di pittura – che ciò contribuisca a correggere positivamente la percezione della popolazione carceraria da parte della società libera e civile e la percezione del detenuto con la sua dignità come essere umano».
«Speriamo in un cambio di prospettiva nei nostri confronti – conclude Arrighi – che porti possibilità concrete di reinserimento e riabilitazione e soprattutto rispetto e fiducia in chi ha vissuto l’esperienza carceraria, abbattendo i pregiudizi e l’emarginazione e creando i presupposti per un ritorno alla vita attiva lavorativa fuori dal carcere».

Nella foto:
Alberto Arrighi e, alle sue spalle, uno dei murales realizzati (dal blog di Angiola Tremonti)

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