Arriva il Maccabi Tel Aviv. Gara “blindata” al PalaDesio

Basket – Ingenti misure di sicurezza, con gli agenti del Mossad che terranno sotto controllo il palazzetto per la sfida di Eurolega tra Cantù e gli israeliani
Non è una gara come tutte le altre. Quella che stasera, alle 20.45, va in scena al palazzetto di Desio è sicuramente la gara più affascinante per la Pallacanestro Cantù.
Di fronte, per il terzo turno delle Top 16 di Eurolega, c’è infatti il Maccabi di Tel Aviv. Non solo la principale formazione cestistica di Israele, ma un simbolo per tutto un popolo e per le persone di religione ebraica.
Un match di grande tradizione prima di tutto – trent’anni fa fu finale di Coppa dei Campioni, con successo dei brianzoli a Colonia – ma anche una partita impegnativa sotto il profilo della sicurezza.
Le richieste giunte da Israele alla società canturina e alle forze dell’ordine italiane sono state molte e ben precise.
Ormai non è un segreto che, venerdì scorso, il palazzetto di Desio sia stato oggetto di una attenta ispezione del Mossad che ha studiato, centimetro per centimetro, l’impianto. E agenti del servizio segreto, in incognito, stasera vigileranno con discrezione sull’andamento della situazione.
Sono stati studiati i movimenti della squadra, gli spogliatoi, gli ingressi sul parquet e qualunque percorso che sarà fatto dai giocatori è sotto le lente di ingrandimento e ben conosciuto a chi vigilerà sul Maccabi, nella fattispecie i già citati agenti del Mossad che, da sempre, sono al seguito del gruppo in ogni suo movimento.
La squadra è già arrivata in Italia ed è stata presa in consegna da una scorta. Tra le misure richieste, sia per la partenza che per l’arrivo, la presenza in aeroporto di cani in grado di fiutare la presenza di esplosivo.
La squadra, peraltro, avrà al seguito 150 tifosi ufficiali, che avranno come sempre uno spazio riservato, e a loro vanno aggiunti anche quelli che su Internet hanno acquistato personalmente il biglietto e che questa sera saranno sugli spalti.
Non ci sarà, ma guarderà la partita alla televisione, Vittorio Pavoncello, componente del board mondiale e presidente della Federazione Italiana Maccabi, l’ente che raggruppa le attività agonistiche ebraiche.
Pavoncello spiega perché la squadra che stasera affronta Cantù non è come tutte le altre. «Il Maccabi Tel Aviv è un simbolo – dice – ma soprattutto è un nome unanimemente riconosciuto in tutto il mondo». La gente, infatti, spesso non sa che Maccabi è un associazione mondiale che raggruppa tutti gli sport. «Invece – sottolinea Pavoncello – conosce bene la squadra di pallacanestro, che rappresenta un vero e proprio biglietto da visita d’Israele nel mondo. Un passaporto per tutto lo sport ebraico. E a volte ha fatto anche da apripista in situazioni particolari».
Una fu proprio la finale di Coppa dei Campioni del 1981 con Cantù. Il perché lo ha spiegato nei giorni scorsi l’allora allenatore dei brianzoli, Valerio Bianchini. «Fu una partita speciale per il momento storico in cui si collocava – ha detto – Israele arrivava dalla “Guerra dei sei giorni” con l’Egitto e rivendicava sempre più autonomia. Così lo sport e il Maccabi diventarono per un intero popolo un veicolo per apparire davanti al mondo. Inoltre, per la prima volta, dopo la Shoah una squadra israeliana andava a giocare in Germania».
Detto questo, anche la valenza sportiva della formazione israeliana va doverosamente considerata: a Desio arriva un club che, nella sua storia, ha vinto cinque Coppe Campioni, una Intercontinentale e ben 48 titoli israeliani, tra cui, consecutivi, dal 1970 al 1992. Giusto ricordarlo, anche perché, fondamentalmente, non va dimenticato che quello di stasera è prima di tutto un grande momento di sport.
Massimo Moscardi

Nella foto:
Grande squadra
Esultanza dei giocatori del Maccabi; sulla sinistra, l’ex giocatore di Cantù Schortsanitis

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