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Artigianato, sette aziende su dieci in crisi di liquidità

Sette imprese su dieci hanno fatto ricorso alle misure di sostegno per fronteggiare carenze di liquidità. Di queste sette, circa la metà, ha chiesto un credito aggiuntivo, l’altra metà ha preferito la moratoria.Sono i dati emersi da un’indagine nazionale sulle imprese di Cna, sigla che rappresenta gli artigiani. «Ma i numeri sono in linea con quelli delle aziende lariane», precisa Ivano Brambilla, segretario della Cna Como e Lecco, «lo vediamo dai termometri della nostra associazione, a partire dai consorzi fidi».Nel pieno dell’emergenza, aggiunge Brambilla, il problema è stata la mancanza di uniformità nel comportamento delle banche. «Dopo il decreto Liquidità, se dieci nostri soci si rivolgevano a dieci istituti, ricevevano dieci risposte differenti sulla procedura da avviare. Abbiamo segnalato la problematica ai rappresentanti dell’Abi e la situazione è migliorata. Oltre tremila aziende in provincia di Como hanno ottenuto credito, con medie di 46mila euro. Ora – prosegue Brambilla – l’emergenza, la necessità assoluta della fase due è invece la velocità di risposta. Servono tempi rapidi. Le scadenze contributive sono state rinviate, non annullate. E non per tutti la ripresa sarà immediata: alcune attività, come bar e ristoranti, nei prossimi mesi hanno una previsione di incassi più bassa, mentre le spese fisse restano costanti».Ieri, sul fronte della Cassa integrazione, la Cisl Lombardia ha confrontato le ore richieste nel bimestre marzo-aprile 2020 rispetto a quelle delle crisi di dieci anni fa. Le ore sono cresciute del 184,1%. Tra le province l’incremento maggiore è a Sondrio, sopra il 300%, seguono Lodi e Mantova oltre al 200%, quindi Milano e Bergamo con incrementi superiori al 100% e infine Pavia, Cremona, Brescia, Como, Varese e Lecco, tutte comprese tra il 7% e il 54%.In termini di volumi la provincia di Milano era e resta la prima con più di 59 milioni di ore. Seguono Brescia e Bergamo attorno ai 30, Varese e Como tra i 10 e i 20 milioni, tutte le altre sotto il 10. Tra i settori il più colpito è quello dei trasporti (+698%), seguito dall’edilizia (+478%) e da quello agroalimentare con un +234%. Seguono il chimico, i servizi sopra al 100% e il metalmeccanico, il commercio, il tessile con incrementi minori.

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