Economia

Artigiani e commercianti rivendicano la presidenza. Il terzo mandato di De Santis appare molto più difficile

alt Lo scenario sulla successione
(da.c.) Ha detto e ripetuto di voler lasciare, dopo essere giunto alla fine del secondo mandato. Forse nell’intima convinzione (o nella speranza) che il consiglio gli chiedesse di restare. Ma il silenzio di amici e avversari sul punto è stato significativo. Chiarissimo per chi sa leggere i segnali obliqui della politica.
Paolo De Santis, martedì sera, ha annunciato la volontà di non ricandidarsi alla presidenza della Camera di Commercio.

Lo ha fatto illustrando il rendiconto del 2013 , chiuso ancora una volta con un disavanzo di un milione di euro. De Santis ha difeso il lavoro degli ultimi anni e l’idea di un ente camerale orientato molto all’innovazione e un po’ meno al sostegno diretto delle aziende in difficoltà.
Una scelta che, in tempo di crisi continua, ha prodotto risultati altalenanti. Sicuramente inferiori a quelli attesi.
Il getto della spugna, anche se soltanto simbolico, è stato preso però molto sul serio. Dagli avversari di De Santis ma anche, come detto, dagli “amici”. Da coloro i quali hanno sempre sostenuto e appoggiato le idee del numero uno di via Parini.
È stato proprio questo a segnare in modo inequivocabile il dibattito di martedì in seno al consiglio camerale.
Il fatto cioè che nessuno – in sostanza – abbia chiesto esplicitamente al presidente della Camera di Commercio di rimanere al suo posto. Di ripensarci, insomma. Se le critiche di Giuseppe Doria erano attese, vista la lunga battaglia del rappresentante dei consumatori contro la politica dei dirigenti dell’ente camerale, meno scontate sono sembrate le parole di Enrico Lironi e di Giovanni Pontiggia, entrambi convinti della sostanziale impossibilità di proseguire in una conduzione “negativa”.
Pontiggia, in particolare, ha sottolineato l’insostenibilità delle perdite generate dal sostegno alle società partecipate. Per il terzo anno consecutivo – è stato il ragionamento del presidente della Banca di Credito Cooperativo dell’Alta Brianza – la Camera di Commercio ha rinunciato a risorse che si sarebbe potuto investire in infrastrutture, compreso il tanto desiderato campus universitario.
Ciò che ha colpito è stato anche il tono del discorso di Marco Galimberti, presidente di Confartigianato Como. Così come le parole del segretario della Cisl dei Due Laghi, Gloria Paolini.
Entrambi hanno giudicato un errore l’aver proseguito nella politica di sostegno alle partecipate. Ma se da parte della sindacalista Paolini era tutto sommato normale attendersi un discorso critico, visto anche il mancato finanziamento del fondo di solidarietà più volte chiesto dai rappresentanti dei lavoratori, dal presidente degli artigiani era lecito aspettarsi toni differenti.
Invece Galimberti ha affondato il colpo. Lanciando in questo modo un segnale chiarissimo.
Nella lotta per la successione a De Santis, le due categorie imprenditoriali più forti della provincia lariana – artigiani, appunto, e commercianti – non sono più disponibili a offrire sponde. La regola della rotazione, ovvero l’assegnazione della presidenza a turno ai rappresentanti del mondo produttivo, viene oggi rivendicata e quasi pretesa.
Il terzo mandato a un uomo espressione dell’industria non è concepibile. Non per artigiani e commercianti, che lo hanno fatto capire in modo esplicito.
Il punto è: saranno in grado gli stessi artigiani e commercianti di mettersi d’accordo? Sapranno trovare un nome che permetta loro di ritornare alla guida della Camera di Commercio?
E, soprattutto, vorranno davvero “cambiare politica”, tornare a destinare risorse e fondi al sostegno diretto delle imprese?
Dopo aver capito di avere probabimente la strada sbarrata, Paolo De Santis martedì pomeriggio ha lanciato in sede di replica una sorta di appello: se non volete salvare me, ha fatto capire, salvate almeno una squadra che ha ben lavorato e una politica che, tra alti e bassi, ha dato i suoi frutti. Se questo accadrà, è ancora molto presto per dirlo.

Nella foto:
Uno dei punti più dibattuti in seno al consiglio camerale è stato il finanziamento di ComoNext
1 Maggio 2014

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