Artigiani in bottega fino al 2 agosto per pagare le tasse

Artigiani generica

In bottega fino al 2 agosto solo per pagare le tasse. Questa è la dura realtà per un artigiano comasco.
Una fotografia che risulta dall’Osservatorio Cna sulla tassazione delle Pmi (piccole medie imprese). Uno spaccato impietoso su un settore, quello dell’artigianato, che più di altri continua ad essere morso dalla crisi.
La pressione fiscale sull’impresa tipo, analizzata dall’Osservatorio è di poco inferiore al 60%.

I dati si riferiscono a un’ipotetica ditta individuale con sede nel territorio del Comune di Como e che si occupa della produzione di infissi in legno. Una società con 5 dipendenti (3 operai a tempo indeterminato, un operaio a tempo determinato e 1 impiegato a tempo indeterminato) per un costo complessivo del lavoro di 165mila euro. La Tari è stata calcolata su un capannone-laboratorio artigiano di 350 metri quadrati e un negozio di 175.
Ebbene, per questo artigiano, il “Tax free day” o se si preferisce il “giorno della liberazione delle tasse” quest’anno è stato il 2 agosto.

Quali sono le tasse maggiormente onerose per gli artigiani? Oltre all’imposizione statale rappresentata dall’Irpef (con le addizionali regionali e comunali) e ai contributi versati alla cassa artigiani Ivs anche dall’imprenditore stesso per la sua posizione previdenziale, i principali tributi sono l’Irap, l’Imu, la Tasi (dal 2014) e la tassa o tariffa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (dal 2014 Tari).
Anche i contributi pensionistici rientrano nel concetto di pressione fiscale Istat e, quindi, del “Total Tax Rate” (aliquota complessiva delle tasse) in quanto esercitano comunque un impatto sul reddito d’impresa prodotto e, di conseguenza, sulle risorse disponibili per l’imprenditore. Situazione drammatica quindi? In realtà, nel corso dell’anno la pressione fiscale è calata, a Como, come nel resto d’Italia.
L’aliquota fiscale totale media sui profitti delle piccole imprese quest’anno scenderà sotto il 60%, per la precisione al 59,7 per cento contro il 61,2 per cento del 2018 su scala nazionale.

A livello locale, invece, la discesa per la città di Como è di oltre un punto percentuali. Si è infatti passati dal 60,4% dello scorso anno al 59% previsto per la fine del 2019. Nell’estate del 2018, insomma, il giorno della liberazione delle tasse a Como era stato celebrato una settimana più tardi, l’8 agosto.
L’Osservatorio della Cna mette in relazione l’anno in corso anche con il 2011.
Otto anni fa la pressione fiscale complessiva a Como, come nel resto d’Italia, era più bassa. Si parla di una media del 59%, con le piccole e medie imprese del capoluogo lariano al 57,7% e “Tax Free Day” il 29 luglio.
Ma torniamo ai buoni risultati del 2019, che rappresentato un evento eccezionale nel corso del terzo millennio per la categoria. Secondo la Cna, la diminuzione rispetto all’anno scorso è il risultato dell’innalzamento al 50% della deducibilità Imu sugli immobili strumentali. Una novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2019 anche grazie alla pressione politica esercitata dalla stessa Cna.
Paese che vai, aliquota di tasse che trovi.
L’incidenza dei tributi regionali e comunali si fa sentire sui conti dell’impresa artigiana. Como non è certo il Bengodi delle botteghe, ma neppure la città con le aliquote più alte.
La Città di Volta si trova quest’anno al 63° posto per pressione fiscale su 141 città prese in esame.
Nel 2018 era al 65° posto e nel 2011 al 44°. Dove è più conveniente aprire un laboratorio artigiano? Sicuramente a Bolzano, con il 53% di Total Tax Rate e una riduzione dell’aliquota fiscale media dello 0,8%. A seguire nella composizione della top ten, nell’ordine, Gorizia con il 53,1 per cento (-0,7%), Udine con il 53,7% (-0,8%), Trento con il 54,1% (-0,9%), Belluno e Cuneo con il 54,5% (per entrambe -0,5%) e Sondrio, prima delle lombarde con il 54,8%.
Dall’altra parte della classifica, Reggio Calabria rimane il capoluogo che maggiormente tartassa le piccole imprese con il 69,8% pur con una riduzione del 3,6% sul 2018.

Bologna segue con il 68,7% (e -3,5%) e Roma con il 67% (-2,5%). Tornando alla Lombardia e alle città vicine a Como, Varese è 44ª con il 58,2% di tassazione, Lecco con il 58,2% è al 46° posto in Italia, Milano 97ª con il 61%. La strada da compiere per rendere il mondo dell’artigianato maggiormente competitivo anche con la concorrenza delle aziende estere è tutta in salita. La Cna, nel suo rapporto, fornisce sette linee di azione. Viene chiesto in particolare di ridurre la tassazione sul reddito delle imprese personali e sul lavoro autonomo, partendo dai redditi medio-bassi, utilizzando le risorse provenienti dalla “spending review” e dalla lotta all’evasione.

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