Artigiani in Ticino, “aggirata” la legge anti-italiani

Meno padroncini. Più giorni di lavoro. La Legge sulle imprese artigiane (Lia), varata a ormai da oltre un anno per mettere un freno alla concorrenza delle imprese italiane, non è servita a frenare l’afflusso di manodopera straniera in Canton Ticino.
Sul sito dell’Ufficio cantonale di statistica (Ustat) sono stati pubblicati, martedì scorso, i dati sulle notifiche nei primi 9 mesi del 2017. A fronte di un crollo delle richieste dirette degli artigiani italiani (- 35,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), sono state registrate molte più assunzioni “mediate” dalle agenzie di lavoro interinale: +17%, pari a 1.834 unità.
In buona sostanza, gli artigiani comaschi o varesini che prima dell’entrata in vigore della Lia notificavano direttamente alle autorità di Bellinzona i giorni di lavoro in Ticino (ne potevano fare 90 all’anno senza chiedere un permesso), oggi sono “assunti” con un contratto interinale. A conti fatti, l’incremento stimato dall’ufficio statistica ticinese è stato di 347 addetti a tempo pieno. Un aumento che compensa ampiamente il calo di 143 unità dei «prestatori di servizio indipendenti» e dei «lavoratori distaccati». In totale, nella tabella del lavoro notificato i giorni lavorati sono stati, da gennaio a settembre 2017, ben 545.194 contro i 534.216 nello stesso periodo dello scorso anno. Una crescita percentuale del 2,1 pari a 10.978 giorni.
Come sempre, la quota maggiore di lavoro notificato in Ticino riguarda il comparto dell’edilizia: oltre 102mila giorni, contro i 41mila circa dell’agricoltura, i 62mila del settore industriale e i 40mila del commercio.

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