Arturo Brachetti, la magia della trasformazione

Arturo Brachetti_foto di scena_credit Paolo Ranzani_DSC6374

Arturo Brachetti è una leggenda vivente, è il maestro del trasformismo. Dopo il trionfale debutto in Francia, Italia e Svizzera con oltre 300mila biglietti venduti, Brachetti ritorna sui palcoscenici italiani.
Al Teatro Sociale di Como previste ben due date, giovedì 5 dicembre e venerdì 6 dicembre, ore 20.30, per il suo one man show “SOLO. The legend of quick-change” che promette colpi di scena, numeri di illusionismo e incredibili effetti speciali.
Lo spettacolo, realizzato in collaborazione con MyNina, è un omaggio alla magia del teatro e della visual performing art. Brachetti si trasforma in sessanta personaggi, rappresentati nelle discipline artistiche in cui eccelle, come ombre cinesi, chapeaugraphie (una tecnica espressiva che si avvale della trasformazione di un unico cappello), sand painting e laser design.
Un ritorno alle origini per Brachetti che in questo spettacolo apre le porte della sua casa, fatta di ricordi e di fantasie; una casa senza luogo e senza tempo, in cui sopra e sotto si invertono e le scale si scendono per salire. Una casa segreta, senza presente, passato e futuro, che racchiude i sogni e i desideri.
Arturo Brachetti, lo spettacolo che porta a Como è fatto di ricordi e fantasie raccontati con performance di mimo ma anche servendosi dei più innovativi linguaggi digitali.
«Lo spettacolo è innanzitutto un varietà con una sorpresa ogni venti secondi, una serie di pezzi durante i quali mi introduco dentro sette stanze che raccontano storie di infanzia, sono stanze metaforiche che compongono un numero poetico. Sono mondi che raccontano le paure ma anche le fiabe dell’infanzia e io, di volta in volta, mi trasformo nei personaggi delle favole e del mondo Disney come Peter Pan, Biancaneve, Cappuccetto Rosso… ma anche in innumerevoli personaggi musicali da Elvis Presley a Beyonce».
C’è anche un momento più introspettivo.
«Sì, a un certo punto sulla scena compare la mia ombra che mi porta verso il basso, è come se mi dicesse: “tu, un 62enne, vuoi essere un eterno Peter Pan che non smette di volare e che non vuole crescere”; l’ombra è la metafora della razionalità che mi trascina verso la terra. In quel momento lo spettatore vive una sorpresa, dopo tutte le mie trasformazioni c’è un momento profondo e introspettivo, fino a quando io e la mia ombra non faremo pace e non troveremo una conciliazione delle due anime, quella poetica e quella razionale».
Uno spettacolo fatto con scenografie complesse.
«Viaggiamo con due Tir di 18 metri di lunghezza per trasportare tutto il necessario. Utilizzo video mapping, digital laser, abbiamo ben 270 lighting views, video con effetti speciali molto complessi da spiegare. Tutto questo va di pari passo con i miei classici come l’illusionismo, le ombre cinesi, la chapeaugraphie, c’è pochissimo parlato, tanta musica e soprattutto un continuo cambio di personaggi».
Lei utilizza molto il corpo, come si tiene allenato?
«Il problema non è cosa faccio nelle quasi due ore di spettacolo ma il mio stile di vita nei momenti di pausa. Devo seguire una dieta ferrea e non è facile; di recente, per esempio, sono stato in Sicilia e in Calabria e chiedevo porzioni ridotte, una cosa impossibile! È stato difficile rinunciare ai piatti che mi offrivano. Poi c’è la ginnastica quotidiana e, non ultimo, il Dna materno, ho una mamma super in forma».
Il training mentale?
«L’energia, la curiosità la passione non devono mancare, l’allenamento mentale si può riassumere nella mia convinzione che la vita è un viaggio che non finisce mai… spesso mi dicono che a 62 anni sto raccogliendo il massimo del riconoscimento, praticamente sono arrivato, ma guai a considerarsi arrivati, il passato è domani, neanche oggi, domani».
Se dovesse definire il trasformismo?
«L’illusione è parte della nostra vita, la fantasia e l’immaginazione sono necessari alla sopravvivenza; l’illusione è il motore della storia. Sui social ci sono persone che affittano costumi per farsi un selfie, non è ricerca di illusione? Le origini si possono vedere già nel mito, con Zeus che si trasforma continuamente per sedurre le sue prede… tutti nella vita abbiamo anche solo una volta sognato di essere qualcuno che non siamo. La magia dell’arte poi fa la differenza nella rappresentazione dell’illusione».

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