Asilo Sant’Elia, malato cronico. Grido d’allarme già 10 anni fa

asilo d'infanzia Sant'Elia

Asilo Sant’Elia, che il malato fosse cronico è cosa nota. Compie dieci anni il convegno dell’ottobre 2009 (con relativo volume di atti edito da Mondadori Electa) sul tema ancora oggi quantomai attuale a Como della “Conservazione programmata dell’architettura moderna” che vide la partecipazione di 230 architetti e studiosi da 20 nazioni.

Gli esperti si confrontarono sulle linee di intervento per la protezione dei monumenti, ufficializzate in Italia dal Codice dei Beni Culturali (42/2004), in un’iniziativa curata dal Comune di Como e da Fondazione Cariplo. Già allora il “caso” dell’Asilo Sant’Elia si evidenziò in tutta la sua complessità e urgenza.

Nell’analisi di Antonio Ferro e Piera Pappalardo, allora rispettivamente ingegnere direttore dell’area opere pubbliche del Comune e architetto funzionario dello stesso ufficio, emerse che l’asilo «già restaurato nel 1968 e nel 1982» era stato «oggetto di un intervento di restauro nel 2000, nell’ambito del quale sono stati affrontati problemi di ricostruzione di alcune parti di cemento armato, degli adeguamenti impiantistici degli interni, il trattamento conservativo e in parte integrativo degli intonaci interni ed esterni, nonché le tinteggiature».

A differenza degli altri monumenti del Razionalismo con funzioni celebrative come il monumento ai Caduti di Terragni, l’Asilo, come del resto la Casa del Fascio dello stesso autore, ospita attività e quindi la conservazione deve fare i conti con questo aspetto.

Ferro e Pappalardo sottolineavano nel loro intervento, poi pubblicato negli atti di Electa, che dato che la struttura è sede di una scuola materna, «così come era stato pensato dal suo progettista», «sarà opportuno (…) studiare le migliori condizioni di coesistenza tra le esigenze di chi usa la struttura e le necessità di conservazione della stessa, al fine di mettere a punto un “libretto d’uso” del monumento e ottimizzare le attività gestionali della scuola. In questo caso la sperimentazione del rapporto con il gestore/utente (il custode innamorato) della struttura sarà esperienza fondante anche per la moltitudine di situazioni affini che si riscontrano nei diversi edifici di proprietà pubblica».

I due autori dell’intervento al convegno rimarcavano analizzando la situazione dell’Asilo Sant’Elia all’epoca che «attualmente le superfici esterne, costantemente esposte alle intemperie, risultano in parte dilavate e in alcuni punti sono riaffiorati problemi di distacco di intonaci. Alcune fessurazioni, controllate e richiuse 8 anni fa, si sono ripresentate. All’interno sono evidenti alcuni problemi legati all’uso, quali depositi polverulenti sulle pareti, difficoltà di gestione degli impianti».

Si auspicò allora «di completare alcune stratigrafie degli intonaci interni ed esterni, che in buona parte vennero già realizzate prima dell’ultimo restauro, al fine di valutare la presenza di strati sovrapposti che non collaborano adeguatamente e che, pertanto, generano locali rigonfiamenti e distacchi. Verifiche diverse dovranno essere effettuate sugli impianti idraulici per la difficile ispezionabilità degli stessi». Altri punti sensibili rimarcati dallo studio del 2009 furono gli «elementi di leggero dissesto» da tenere d’occhio «per prevenire patologie e degrado del calcestruzzo», dato che «il quadro fessurativo, seppur localizzato, suggerisce un monitoraggio strutturale». Idem per le vetrate, «sia per quanto riguarda l’ancoraggio dei vetri, sia per i fenomeni di distacco degli smalti e il conseguente innesco di fenomeni di ossidazione del ferro».

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