Asilo Sant’Elia, servono progetti e mecenati

asilo d'infanzia Sant'Elia

Maria Mimmo, architetto, è funzionario responsabile di zona per la provincia di Como della Soprintendenza (Area funzionale architettura e paesaggio) e viene spesso in città. È stata lei ad autorizzare la Società Politeama a utilizzare apposite impalcature per la messa in sicurezza della facciata dello storico cineteatro di piazza Cacciatori delle Alpi, dove tra poco dovrebbero apparire pubblicità a pagamento per salvare le coperture dalle intemperie e mettere così a loro volta al riparo cementi armati che hanno 110 anni.
All’Asilo Sant’Elia di Giuseppe Terragni in via Alciato, capolavoro razionalista del 1936-1937, con crepe in facciata, adeguamenti da compiere e il cantiere fermo dopo le polemiche dello scorso anno, tiene monitorata la situazione. Gli uffici di Palazzo Cernezzi devono ancora aggiornare la giunta sullo stato del progetto di restauro. Ma burocrazia a parte, la Soprintendenza ne fa una questione di metodi.
«Il ministero garantisce con le sue linee guida la tutela dei beni architettonici alla luce delle trasformazioni che intervengono di necessità nel tempo – dice l’architetto Mimmo – Quella del Razionalismo è un’architettura sperimentale, che ha adottato materiali e tecniche spesso innovative e quindi rappresenta una sfida ulteriore. Il suo carattere ne determina a volte la fragilità a distanza di tempo. Dopo la lettera dei presidenti degli Ordini degli Architetti di Como e Roma al ministro Dario Franceschini per chiedere più attenzione da parte della Soprintendenza rispetto a questi tesori dell’architettura del Novecento lo stesso ministero ci ha chiesto di fare un accurato resoconto sulla situazione, cosa che abbiamo fatto. Il succo è questo. Il fatto che l’Asilo sia sempre stato usato con la destinazione per cui fu pensato è un valore, tra l’altro piuttosto raro. E d’altra parte sappiamo quanto l’edilizia scolastica sia stata negli anni sensibile ai cambiamenti, per gli adeguamenti necessari sul fronte della sicurezza, ad esempio».
Tutto a posto quindi? Per la funzionaria «il Comune di Como non è stato assente negli anni, rispetto all’Asilo Sant’Elia. Anzi. Il progetto di restauro è stato autorizzato dalla Soprintendenza. Certo, a parte l’oggetto delle contestazioni nell’ultima fase, ossia i graffi sui vetri dei serramenti, che peraltro non sono dell’epoca di Terragni, è stato il casus belli. Ora è il tempo che ciascuno si assuma le sue responsabilità. Ci sono molti altri passaggi da completare: ad esempio l’intervento sul controsoffitto, sulle pareti, sugli arredi e sulle tende ombreggianti all’esterno, necessarie prima che i bambini, si spera presto, possano tornare. Ma guardiamo al contesto generale. Un ente pubblico oltre ai problemi di bilancio nell’affrontare la manutenzione di questi beni affronta una carenza: mancano progetti unitari. Fare un progetto organico su un bene di quel genere significa mettere a bilancio una cifra significativa. Ma non si va lontano senza una panoramica storica che metta in luce tutte le trasformazioni che l’edificio ha subito dalla nascita in poi. Con l’aiuto del Politecnico nel caso del Novocomum, altro capolavoro di Terragni, siamo riusciti e potrebbe costituire un modello virtuoso. Ora se mi si chiede di sostituire un pavimento o una porta, lì ho una mappa, di cui fa parte il pensiero progettuale di Terragni ma anche tutto quello che è venuto dopo. Per l’Asilo qualcosa di analogo sarebbe di grande aiuto, uno strumento straordinario per fare le opportune valutazioni. Un medico non si basa solo sulle conoscenze dell’anatomia, vuole sapere la storia di un paziente prima di somministrare una cura. Auspichiamo che a questo traguardo si arrivi a con l’aiuto dell’Archivio Terragni, ma anche con una borsa di studio per studenti in architettura. E dato che sono interventi onerosi, auspichiamo che Como possa, nella salvaguardia di questi tesori, avere mecenati che usufruiscano dell’Art Bonus varato dal ministro Franceschini che consente un credito di imposta, pari al 65% dell’importo donato, a chi effettua erogazioni liberali, guarda caso, a sostegno del patrimonio culturale pubblico».

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