Asilo Sant’Elia, Soprintendenza in attesa

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di Giorgio Civati

In un palazzo qualunque, dal più lussuoso a quello in periferia, ci fosse stato un problema grave, poniamo all’impianto generale dell’acqua, con un tentativo di sistemazione a luglio poi bloccato e “dimenticato” fino a ieri, probabilmente inquilini e proprietari avrebbero chiesto a norma di legge la convocazione di un’assemblea straordinaria e avrebbero cambiato amministratore. Per disinteresse o manifesta incapacità, fate voi. E sarebbe successo anche e soprattutto se, oltre due mesi dopo, quel problema si fosse trasformato in un guasto pesantissimo, in grado di allagare appartamenti e scale. Ecco, più o meno la stessa cosa è successa a Como.

Epilogo surreale ieri, con la città bloccata perché un tubo dell’acqua in via Borgovico ha ceduto, richiedendo interventi urgenti. Urgenti ma non inaspettati e nemmeno imprevedibili, perché lì, proprio a luglio, il Comune aveva avviato lavori di sistemazione della rete idrica giudicati necessari, salvo poi fermare tutto perché analogo caos del traffico aveva fatto montare la protesta. Come nel condominio amministrato male, malissimo, quella sospensione è diventata attesa infinita: si lavorerà di notte, aveva ipotizzato l’assessore competente, ma è finito luglio, è trascorso agosto che poteva essere una ipotesi di intervento con meno impatto sulla viabilità ed è trascorso anche settembre.

Fino a ieri, anzi alla notte precedente, quando uno di quei tubi ha ceduto. E da Borgovico chiusa, ovviamente, le code di auto hanno invaso il lungolago, viale Innocenzo, poi via Castelnuovo e strade e stradine varie, ma anche la Napoleona su fino a Camerlata e oltre, evidenziando la debolezza di alternative come via Bixio che ha intasato Monte Olimpino e dintorni.

Per Como, insomma, non c’è fine al peggio in tema di viabilità. E se alcune cause sono esterne (conformazione geografica, autostrada che viene gestita non in città, mancanza di completamento di opere come la tangenziale legata alla Pedemontana) altre potevano e dovevano essere affrontate, pianificate, con interventi magari non soft ma il meno tragici possibile. E se a luglio più o meno tutti avevano protestato per il caos di quell’intervento in Borgovico solo accennato e poi bloccato probabilmente sull’onda del malumore diffuso, ora resta l’amarezza per situazioni indegne. Troppo sensibili ai malumori, indecisi a tutto, incapaci evidentemente di fare una scelta e portarla avanti, poi si “dimenticano” di quel problema dato invece per urgente e importantissimo. Si distrae l’assessore, guardano altrove i componenti della giunta e della maggioranza.

Il sindaco Mario Landriscina – capo supremo della amministrazione, non dimentichiamolo – avrebbe potuto sfiduciare l’assessore Pierangelo Gervasoni. Non lo ha fatto. Alla città però non va affatto bene essere guidati in questo modo, da persone solo spaventate dalle proteste. Le decisioni vanno prese e portate avanti, magari spiegando, cercando di convincerci che va fatto, che si sta agendo per il bene superiore. Invece si rimanda, si accantona, si ondeggia anche a fronte di interventi che sono necessari e urgenti. La giornata folle di ieri è stata la prova provata di tale, palese situazione. Da ricordare per la prossima “assemblea di condominio”.

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