Assalto al portavalori a Lurate Caccivio. In manette la banda composta da calabresi

La caserma dei carabinieri di Cantù

I carabinieri di Cantù hanno chiuso il cerchio attorno ai presunti responsabili della rapina al portavalori della “Mondialpol-Vedetta 2” andata in scena lo scorso novembre a Lurate Caccivio. E l’hanno fatto nell’ambito di una inchiesta più ampia contro una serie di episodi di violenza che hanno turbato la Brianza e la Bassa Comasca. I militari dell’Arma hanno eseguito sette ordinanze di custodia cautelare in carcere che vanno ad aggiungersi a quelle già portate a termine due mesi fa.

In totale, per la rapina al portavalori, sono chiamati a rispondere cinque indagati, un interno all’istituto di vigilanza – cui era già stata notificata l’ordinanza ai domiciliari – più altre quattro persone. Due erano finite in manette nelle scorse settimane, gli ultimi due (un 39enne e un 40enne di Melito di Porto Salvo, a Reggio Calabria) sono invece stati arrestati ora, l’ultimo mentre girava per Aosta. Quello che emerge è che la banda in azione era composta di malviventi di origine calabrese. In sella a due distinte moto – tra cui una Ktm rubata – avevano raggiunto Lurate Caccivio. Uno dei malviventi era rimasto a girare sulla due ruote attorno al luogo della rapina per verificare l’assenza di forze dell’ordine, un altro uomo era rimasto a fare il palo e in due – pistola in mano – avevano assaltato il portavalori. Tutti era poi fuggiti riparando nei boschi di Oltrona San Mamette.

Nelle indagini per risalire agli autori del colpo, i carabinieri di Cantù si erano imbattuti in un altro grave fatto di cronaca, la brutale rapina nell’abitazione di Novedrate di un tabaccaio (che stava rincasando) e di sua moglie. Tre uomini si introdussero nell’abitazione. La donna fu legata con alcune fascine a una sedia e i malviventi attesero poi l’arrivo del marito per malmenarlo e rapinarlo di 5.500 euro, degli ori e dell’auto. In manette, anche in questo caso, erano già finite tre persone (il basista più due esecutori materiali del colpo dei tre che entrarono in casa). Ora con l’ordinanza eseguita dai militari dell’Arma altri due presunti complici sono finiti nei guai: si tratta di un 55enne di Novedrate e di un 54enne di Cucciago.

Il primo avrebbe fatto parte del gruppo di tre che si introdusse nella casa, mentre il secondo – che aveva lavorato come piastrellista per le vittime – avrebbe fornito ai rapinatori elementi utili al colpo (come introdursi in casa e dove si trovava la cassaforte) poi utilizzati dai malviventi. Non solo: il piastrellista, ritengono gli inquirenti, la sera della rapina avrebbe anche controllato gli spostamenti del tabaccaio avvisando i complici al momento della chiusura del locale per rincasare. Nelle mani dei carabinieri è finita anche una intercettazione in cui il piastrellista, in contatto telefonico con i rapinatori presenti nella casa, si informa sullo stati di salute delle vittime: «Non è che è stretta troppo la “catena”?» (in riferimento al fatto che marito e moglie erano legati, ndr). «No, non è troppo stretta».

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