Associazioni di categoria. Due terzi delle imprese lariane dicono no alla “tessera”

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Il mea culpa dei dirigenti: «Lontani dalle esigenze delle aziende»
(da.c.) Il decreto della presidenza della Regione con cui vengono assegnati i seggi del nuovo parlamentino economico del Lario è stato finalmente recapitato, ieri mattina, nelle caselle di posta certificata delle associazioni d’impresa comasche. I numeri ufficiali confermano le indiscrezioni della vigilia. L’alleanza tra industriali, Cna, Confesercenti, cooperative e Compagnia delle Opere ha ottenuto la maggioranza relativa: 14 seggi su 28. L’altro raggruppamento, composto da Confcommercio e

Confartigianato, ha invece raccolto 9 seggi, uno in meno del precendente mandato.
Dati tutto sommato in linea con le aspettative, che non hanno infatti sorpreso i diretti protagonisti. Tuttavia, il nuovo meccanismo di calcolo dei seggi, basato su una certificazione meno sommaria e più puntuale degli iscritti a ciascun gruppo, ha prodotto una fotografia della realtà associativa assolutamente inedita. E per certi aspetti davvero interessante.
In sostanza, il passaggio che ha portato alla costituzione del nuovo consiglio camerale ha avuto come corollario un’ampia (e veritiera) pubblicità dei numeri di ciascuna associazione: iscritti, percentuali di incidenza sul totale del Pil provinciale, capacità di penetrazione nel tessuto economico.
E le sorprese non sono mancate. Prima fra tutte, la consistenza delle stesse associazioni, che allo stato attuale mettono insieme poco più di un terzo delle aziende comasche.
Sul Lario, alla fine del 2013 (dati Camera di Commercio), erano iscritte al registro di via Parini 49.333 aziende. Secondo la fotografia scattata dalla Regione Lombardia nelle ultime ore, le associazioni di categoria lariane possono contare soltanto su 18.172 imprese iscritte, pari al 36,83%.
Insomma, quasi due aziende su tre in provincia di Como non fa parte di alcuna associazione. Viaggia da sola.
Scandagliando più a fondo, settore per settore e dove possibile – cioè dove le statistiche permettono di fare raffronti omogenei – si scopre come questa rappresentatività abbia caratteristiche differenti. Nel settore primario, ad esempio, la percentuale di associazionismo è molto elevata: 1.756 su un totale di 2.143 aziende (pari all’81,94%). Nell’artigianato, questo rapporto crolla in modo brusco: 6.323 imprese associate su 17.066 (37,05%). Lo stesso accade nel commercio, con 3.478 aziende associate su 10.681 (32,56%).
«È del tutto evidente che le associazioni rappresentano oggi una minoranza del mondo imprenditoriale – dice Alberto Bergna, segretario della Cna di Como – Tuttavia il dato va letto con attenzione. Anche nella nostra provincia molte sono le microaziende che si associano soltanto quando hanno bisogno di alcuni servizi. E, in ogni caso, siamo più rappresentativi della politica».
La battuta di Bergna ha un suo fondamento. Quel 36% e spicci che ha scelto di iscriversi a un’associazione di categoria paga infatti una “tessera”, il cui costo varia a seconda del numero di addetti o del fatturato. «I partiti, in proporzione, hanno un numero infinitamente più basso di adesioni», dice ancora Bergna.
Secondo Claudio Casartelli, presidente di Confesercenti, «c’è però un reale scollamento tra categorie e base. Lo dimostra la nascita di numerosi comitati spontanei in cui confluiscono spesso commercianti, artigiani e altri piccoli imprenditori in occasione di proteste o iniziative particolari».
Casartelli si riferisce in modo preciso al «caso Ztl di Como», quando le incertezze della associazioni di categoria hanno «fatto crescere difficoltà e insofferenza, convincendo molti a staccarsi da ciò che prima era il normale canale associativo».
Il presidente di Confesercenti ipotizza quindi la necessità di «riavvicinarsi il più possibile a chi vive determinate situazioni. È vero che oggi è più difficile farsi ascoltare, ma bisogna superare la diffidenza degli imprenditori se vogliamo tornare ad avere rappresentatività autentica. Tutto il mondo associativo deve diventare più umile e stare a sentire cosa chiedono gli imprenditori e le aziende».
Un quadro di preoccupazione che non è condiviso in toto da Giansilvio Primavesi, presidente di Confcommercio, l’associazione di categoria che complessivamente può contare sul maggior numero di iscritti in provincia di Como. «I meccanismi di calcolo utilizzati dalla Regione e dalla Camera di Commercio hanno portato alla cancellazione di una parte dei nostri iscritti per ragioni che andrebbero verificate – dice Primavesi – Si tratta, in particolare, delle aziende con una doppia tessera o di aziende con sedi sociali in altre province. Bisognerebbe quindi avere una certezza di dati che in questo momento, a nostro avviso, non c’è». Resta il fatto che alcuni dati sono quantomeno sorprendenti. Un solo esempio: alla fine del 2013, le imprese attive nel settore delle costruzioni erano 8.638. Dagli elenchi depositati in Regione, emerge come la sezione comasca dell’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili (Ance) abbia 280 associati: 150 nel settore artigiano (con 2.238 dipendenti totali) e 130 nel settore industriale (con 2.109 dipendenti).

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