Cronaca

Attacchi di panico sempre più frequenti sul Lario

altNe vengono colpiti soprattutto i giovani tra i 25 e i 30 anni e le donne
(l.m.) Per rassicurare il mondo, il presidente Usa Barack Obama ha abbracciato davanti alle telecamere l’infermiera ritenuta guarita da Ebola, Nina Pham. Ma la paura del contagio rimane. Può essere benzina sul fuoco per chi è già in crisi con la vita. Lo psicoanalista comasco Roberto Pozzetti, 44 anni, ha appena pubblicato un libro sugli attacchi di panico nei giovani. «La nostra epoca è, per definizione, l’epoca del panico. Attentati terroristici, condizioni di precarietà economica e lavorativa

, disgregarsi dei valori, crollo degli ideali politici e religiosi minacciano l’uomo contemporaneo da più parti», scrive nell’introduzione. E, interpellato al telefono, conferma: «Minacce come le epidemie su scala planetaria o il terrorismo internazionale sono paure gravi perché non riesci a localizzare il pericolo. Incombe e può concretizzarsi da ogni parte. Mentre nella fobia il movente è circoscritto – può essere la paura di volare, degli insetti o degli spazi aperti – è impossibile proteggersi da paure per malattie globali come Ebola».
L’attacco di panico è un fenomeno in ascesa anche nel Comasco, tra gli under 35 e in particolare, come spiega il dottor Pozzetti, «è specialmente tra i 25 e i 30 anni che la curva si impenna». Prima degli anni Novanta il disturbo non era nemmeno inserito nelle categorie diagnostiche di tipo psichiatrico. Lo si definiva genericamente “esaurimento nervoso”. Ma ora rischia di scoppiare come una bolla. Le cause? «Tocca in specie i giovani – spiega Pozzetti – senza differenze di ceto socioeconomico, per via della crisi. Il fatto di trovarsi in situazioni di precariato professionale e di precarietà esistenziale, cioè nell’impossibilità di progettare la propria vita, è un serio fattore di rischio. E quel che è peggio, le crisi di panico prendono di mira soprattutto le donne: due casi su tre sul Lario».
Certo, le pari opportunità sono ancora da realizzare nella società, e quindi per l’altra metà del cielo c’è un’esposizione al precariato maggiore. Ma, per Pozzetti, è colpa di un mutamento antropologico importante. «È venuto meno il tipo di progetto esistenziale femminile valido fino a pochi decenni fa – dice – Una volta, per una ragazza, l’obiettivo era sposarsi con un buon partito, mettere su famiglia e fare figli. Ma oggi non è più così, si crede sempre meno a questa progettualità per il proprio futuro, ed ecco spiegate le sempre più frequenti crisi di identità sessuale, le separazioni e i divorzi».
Come uscirne, o meglio come non entrarci? «Si possono avere trattamenti sia individuali che di gruppo – conclude Pozzetti – non è esclusa neanche la terapia farmacologica, ma l’approccio psicanalitico offre un’elaborazione più completa, imparagonabile con quanto concedono ansiolitici e antidepressivi».

26 Ott 2014

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