Attacco svizzero alla sanità italiana. Respinto

altL’assessore regionale: «La nostra qualità riconosciuta in tutta Europa»
«No a una sanità all’italiana!». Il Bel Paese viene preso di mira per l’ennesima volta dai creativi svizzeri per una campagna politica. Questa volta si tratta del referendum del prossimo 28 settembre.
I rossocrociati sono chiamati a esprimersi sulla possibilità di una “cassa malati unica”, come la mutua in Italia, insomma. Ed ecco che il fronte del no, finanziato secondo i media ticinesi dalle cliniche private e dalle assicurazioni, lancia la sua offensiva con un manifesto anti-italiano. 

 

«La cassa unica ci impedisce di accedere alle cure più adatte alle nostre necessità – si legge nell’avviso pubblicitario comparso in questi giorni sui media elvetici – Non vogliamo essere curati dal medico della mutua! Vota.nocassaunica.ch».
Non sono più solo i frontalieri visti come ratti che rubano il formaggio, ma i medici generici e degli ospedali italiani l’esempio negativo.
Affermazioni che non hanno lasciato indifferente il vicegovernatore della Regione Lombardia e assessore alla Salute Mario Mantovani.
«Non è la prima volta che la Svizzera utilizza l’Italia per dividere su una questione politica o economica interna – dice l’assessore di Forza Italia – Questa volta non credo che la campagna possa fare breccia, visto che il sistema sanitario lombardo e italiano è un sistema di qualità come viene riconosciuto da tutta l’Europa».
Mantovani ricorda anche come i rapporti tra la Lombardia e il Canton Ticino siano eccellenti in materia di sanità.
«In maggio ho visitato l’ospedale Beata Vergine di Mendrisio guidato dal consigliere di Stato del Canton Ticino e direttore del Dipartimento della Sanità Paolo Beltraminelli, oltre a a diverse autorità sanitarie locali – ricorda Mantovani – abbiamo parlato a lungo degli accordi esistenti tra il Canton Ticino e la Lombardia proprio in materia di sanità. Non ho colto negatività o sfiducia nelle nostre strutture. È vero che anche la Svizzera ha un ottimo sistema sanitario, ma non mi pare che ci sia una fila di lombardi che vanno a farsi curare nelle cliniche del Canton Ticino».
«Ripeto – conclude l’assessore – credo che questa volta abbiano sbagliato in pieno il bersaglio».
E la difesa della sanità lombarda non ha evidentemente colore politico, visto che sulla stessa linea di Mantovani si trova anche il consigliere comasco del Pd Luca Gaffuri, unico lariano a fare parte della Commissione Sanità e Politiche sociali.
«La sanità italiana per i parametri internazionali viene considerata la migliore al mondo – attacca Gaffuri – Abbiamo un sistema universalistico che si rivolge a tutti, al di là dei redditi e delle capacità economiche delle persone. Il modello svizzero, come quello americano, invece – aggiunge – viene finanziato prevalentemente attraverso assicurazioni private». Gaffuri ricorda inoltre come in Italia la competenza in materia sanitaria sia gestita dalle Regioni e che se è vero che in alcune zone dello Stivale il sistema non è in grado di dare risposte a casistiche complesse, vi sono realtà come quella lombarda a ottimi livelli.
Gaffuri risponde anche sullo slogan utilizzato dal fronte del “no” per il referendum sulla cassa malati unica. «Mi sembra una delle tante campagne che vorrebbero parlare alla pancia degli elettori, senza considerare i dati reali – dice il consigliere del Pd – Nella realtà ci sono diversi cittadini svizzeri che usufruiscono anche della sanità lombarda e italiana. In particolare questo avviene su interventi di una certa gravità, che vengono eseguiti negli ospedali di Milano».
Relativamente ai casi di malasanità, Gaffuri sottolinea come gli errori medici ci siano «sia in Italia sia in Svizzera. Non dimentichiamo che le nostre università – dice sempre il consigliere – sono all’avanguardia per quanto riguarda la professione medica, mentre in Ticino non mi risulta vi siano università italiane».
L’ultima frecciata riguarda i professionisti degli ospedali ticinesi.
«Forse ci si dimentica che ci sono diversi medici e infermieri italiani – dice Gaffuri – che lavorano nelle cliniche e negli ospedali del Ticino, ma sono stati tutti formati in Italia».
Chiude la partita il consigliere Alessandro Fermi di Forza Italia: «Il Ticino si ricordi che senza l’Italia e l’Europa non sarebbe nulla – attacca Fermi – e a livello di sanità pubblica la Svizzera non ha nulla da insegnarci».

Paolo Annoni

Nella foto:
Sopra, la campagna utilizzata dal fronte del “no” per il referendum sulla cassa malati unica in Svizzera. Le consultazioni sono previste il 28 settembre.

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