Cronaca

Aula piena nel ricordo di Falcone. «Diciamo no a corruzione e illegalità»

altTanta gente al palazzo di giustizia
Ieri mattina la commemorazione della strage di Capaci
«Quella che fu lanciata alla Stato con la strage di Capaci fu una sfida di inaudita violenza. Io, nella mia carriera, ho avuto ad un metro di distanza chi schiacciò il bottone del telecomando (Giovanni Brusca, ndr). Ancora oggi mi emoziono ripensando a queste cose. Il nostro compito è tramandare ai più giovani, ricordare loro cosa accadde e il sacrificio di quegli uomini che morirono facendo il loro dovere. Prima però dobbiamo cercare di capire. Perché ci sono ancora molte cose da capire e

su cui bisogna fare luce».
Parole sentite, quelle del procuratore capo della repubblica di Como, Giacomo Bodero Maccabeo, nel giorno della commemorazione della strage in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.
La sala al quarto piano del palazzo di giustizia era gremita di gente ieri a mezzogiorno. Il Prefetto Bruno Corda, magistrati, personale di tutte le forze dell’ordine, dipendenti del palazzo di giustizia, avvocati, tutti a ricordare ciò che accadde il 23 maggio 1992. Quel giorno, alle 17.58, Giovanni Brusca (nascosto in un gabbiotto con fuori una grossa scritta «No mafia») attivò con un telecomando i 500 chili di tritolo piazzati sotto l’autostrada. «Il nostro compito è ricordare – ha ripreso il procuratore – Dire no alla corruzione, no all’illegalità, no al malaffare, no all’inerzia, no alla rassegnazione, facendo il nostro dovere senza cercare scorciatoie. Se non sapremo cogliere l’esempio e la fedeltà ai valori e agli ideali che ci lasciarono le vittime di Capaci, saremo sempre costretti a fare i conti e a trattare con persone in cima ad un cancello della curva di uno stadio come purtroppo accaduto di recente».
«Il sacrificio di questi uomini è un monito a tutti noi per fare il nostro dovere nel quotidiano – ha poi aggiunto il presidente del tribunale Nicola Laudisio – Il loro ricordo è un invito a pensare a cosa possiamo fare per ripristinare la legalità anche nel nostro piccolo».
Alla commemorazione di ieri mattina al palazzo di giustizia era presente anche monsignor Renato Pini: «Stupisce che in certe società e in certi ambiti la chiesa non riesca a incidere sulle coscienze delle persone», ha detto il religioso riportando inevitabilmente alla mente lo straziante messaggio (durante i funerali) lanciato della vedova di Vito Schifani ai mafiosi: «Vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare, ma loro non cambiano… Tornate a essere cristiani».
«Anche la chiesa ha un compito in questa lotta per la legalità contro le mafie – ha concluso monsignor Pini – È la ricerca del bene comune tramite l’educazione, e in questo possiamo svolgere un ruolo importante».

M.Pv.

Nella foto:
La prima parte dell’aula al quarto piano del palazzo di giustizia, ieri gremita di gente per il ricordo di Falcone (Fkd)
24 maggio 2014

Info Autore

Redazione

Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Archivio
ottobre: 2018
L M M G V S D
« Set    
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  
Numeri utili
NUMERO UNICO DI EMERGENZA
numero 112 lampeggianti
 Farmacie di turno 

   Ospedali   

   Trasporti   
Colophon

Editoriale S.r.l. (in liquidaz.)
Via Sant’Abbondio 4 – 22100 Como
Tel: 031.33.77.88
Fax: 031.33.77.823
Info:redazione@corrierecomo.it

Corriere di Como
Registrazione Tribunale di Como n. 26/97
ROC 5370

Direttore responsabile: Mario Rapisarda

Font Resize
Contrasto