AUMENTA IL DEGRADO DEGLI IMPIANTI SPORTIVI COMASCHI E SENZA DENARO E IDEE IL LORO RILANCIO RESTA UN SOGNO

Risponde Renzo Romano:

Gli impianti sportivi di Como sono al collasso. Il campo Coni di Camerlata è in preda al degrado più totale. Il recente reportage del “Corriere di Como” ha messo giustamente in evidenza una situazione assurda. Basti ricordare due dati: la ruggine ha preso il sopravvento dappertutto; e nello stadio, dove un tempo si organizzavano meeting di livello, oggi regna l’incuria più totale.
Per non parlare del palazzetto di Muggiò. Un tempo centro di molte discipline sportive, oggi langue nel degrado, in attesa che il Comune trovi idee e denaro per farne una “cittadella dello sport” non solo per Como, ma per tutta la provincia.
Infine, segnalo il problema irrisolto del palaghiaccio di Casate: una “bega” legale tra Comune e residenti, che lamentano i rumori generati dall’attività agonistica. In quest’ultimo caso – se non si arriverà a una soluzione – c’è a rischio l’attività sportiva di oltre 600  atleti (con le loro società) che gravitano attorno all’impianto.
È mai possibile che in una città come Como l’attenzione per lo sport – soprattutto giovanile – sia  a questi livelli? È questione soltanto di denaro, oppure è forse mancanza di “cultura” verso questo mondo così importante per formare i nostri giovani e per prevenire ben altri problemi che coinvolgono i nostri ragazzi e la nostra società?

Gustavo Bestetti 

Caro signor Gustavo,
la settimana scorsa un lettore ha auspicato la ricostruzione della pista ciclistica al Sinigaglia. Nelle sue note tutto il rammarico e il dispiacere di vedere la nostra città tagliata fuori delle più importanti corse sulle due ruote. Il suo rimpianto era quello di un comasco appassionato di ciclismo, desideroso di rivivere indimenticate emozioni.
Lei oggi denuncia in modo puntuale e circostanziato la situazione degli impianti sportivi in città, sottolineando in particolare la scarsa “attenzione” della pubblica amministrazione per lo sport in generale. Per quanto riguarda la situazione degli impianti da lei citati è impossibile non essere d’accordo sulla necessità di provvedere in proposito. Quanto alla “cittadella dello sport”, credo che entrerà nella lista dei sogni assieme alla pista ciclistica nello stadio Sinigaglia.
“Pensare in grande” è bello, ma bisogna anche fare i conti con i soldi in cassa. Mantenere in efficienza le strutture sportive costa e forse, sottolineo forse, il Comune e la Provincia non sono in grado di sopportarne il peso. Io credo che l’intervento dei privati nella gestione e anche nella costruzione di nuovi impianti sportivi sia la formula vincente.
L’altra alternativa, pure percorribile ma, a mio avviso meno gradita, sarebbe quella di aumentare i costi per poterne usufruire. In tal caso a pagare sarebbero tutti i cittadini. Aumenterebbe il costo dei biglietti per gli spettatori e aumenterebbero anche i costi per le società sportive che si avvalgono di quegli impianti per la loro attività agonistica anche a livello amatoriale.
Tutto quello che lei scrive, signor Gustavo, è meritevole di considerazione,  ma credo che la parte più intrigante della sua lettera sia quella finale. Quell’accostamento tra “cultura” e “denaro” è inquietante. Sono complementari cultura e denaro? Ovvero senza denaro non si può fare cultura o, invece, è solo questione di mancanza di sensibilità e, aggiungo io, di “cecità” ovvero di incapacità di capire che nell’educazione, anche sportiva,  si trova la soluzione dei problemi che ci assillano?
La domanda è inequivocabilmente retorica. La centralità dell’educazione negli obiettivi di un Paese è unanimemente riconosciuta. Pertanto al perseguimento di questo fine devono essere finalizzati impegno e risorse economiche.
E qui ritorniamo all’esigenza di trovare i soldi anche per stadi, palestre, piscine, piste di atletica, campi di calcio e da tennis, bocciodromi…
Lei, caro lettore, appunta il suo sguardo sui giovani, e io sono d’accordissimo, però merita altrettanta attenzione la voglia di praticare attività sportive per divertimento o passione di moltissimi cittadini di ogni età. Non a caso ho citato il tennis e anche le bocce, due sport distantissimi per tradizione e appassionati, che coinvolgono moltissimi cittadini anche di non verde età.
Ai dirigenti di queste cosiddette società minori credo vada riservata maggiore attenzione anche in termini di aiuti concreti in considerazione della funzione sociale, sempre di cultura si tratta, del loro impegno. Il binomio denaro-cultura ancora una volta entra prepotentemente in gioco. Vorrei tanto poter dire che dei soldi si può fare a meno, ma così non è. Dove trovarli?
Ribadisco che il coinvolgimento dei privati potrebbe essere una concreta risposta possibile; quanto all’amministrazione pubblica ritengo che comunque debba dare il suo contributo favorendo in termini organizzativi e di costi tutte le società sportive minori.
La sua bella lettera mi offre l’occasione di riportare l’attenzione  sullo stadio Sinigaglia, il massimo tempio dello sport comasco.
Non pensa, signor Gustavo, che restituirlo alla disponibilità dei comaschi  sarebbe un visibile contributo a quella “cultura sportiva” da lei auspicata?

 

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