Aumenta l’abuso di alcol tra i minorenni lariani vittime della cultura dello sballo e del branco

Risponde
Agostino Clerici

L’Asl di Como conferma che è un fenomeno molto preoccupante. In città, ma soprattutto nei paesi della provincia, l’abuso di alcol quotidiano è sempre più crescente tra i giovani minorenni. Spesso preda del vizio, perché senza prospettive occupazionali o senza attrattive culturali e relazionali. Ho trascorso qualche giorno di vacanza in una località in provincia di Como e ho potuto constatare di persona il problema. Davvero sconcertante vedere ragazzi “alterati” davanti ai bar e spesso in procinto di intraprendere “avventure” in auto o in moto nella più completa mancanza di lucidità. Come uscirne? Quale consiglio dare ai genitori spesso “vittime” di questo dramma familiare?
Sarebbe fin troppo facile rispondere che basterebbe un’occupazione stabile o una relazione positiva per sanare la piaga dell’alcolismo dei giovani, anche minorenni. Purtroppo, l’abuso di alcol è un tipico esito di quella “cultura” dello sballo che si radica nel terreno ben più ampio del vuoto di valori che imperversa nel mondo, anche degli adulti, ed è sostenuta da una vera e propria industria del divertimento, che non si lascia certo commuovere da qualche incidente stradale causato dall’ubriachezza per ridurre il proprio volume d’affari. Il fondamento dello sballo – di cui l’assunzione incontrollata di alcolici è un ingrediente essenziale e quasi una sorta di iniziazione – sta tutto in una visione della vita come disordine e rifiuto delle regole, e produce una socialità primitiva, somma di individualità più che sintesi di personalità. Vige la legge del branco e non la logica del gruppo. Ecco perché anche ragazzi che, presi da soli, sembrano segnati da un minimo di ordine interiore e provvisti di un “pacchetto” di regole, messi insieme in una sorta di esaltazione dello “stato brado” diventano numeri di un branco e perdono la loro capacità propositiva nel gruppo, assumendone gli atteggiamenti più istintivi. L’errore è far credere che lo sballo costituisca il ritorno ad uno stadio originario e libero, superando l’inibizione dei condizionamenti sociali. L’alcol – o la droga – in questa visione distorta diventano lo strumento per vincere le resistenze e lasciarsi andare a stati alterati in cui sarebbe possibile essere veramente se stessi. È una bugia grossolana, eppure spesso funziona. Come smontare questa falsa costruzione? L’unica via resta quella educativa della proposta di un’altra costruzione. La sbornia di birra o di vino o di superalcolici sta al posto di qualcos’altro che manca e che spesso non si offre più per paura che venga rifiutato. La famiglia e i gruppi sociali devono avere più coraggio, invece, e continuare a proporre valori grandi e ideali belli. Proporli e testimoniarli, certo, perché altrimenti tutto si riduce ad una retorica di parole che suscitano ancora di più nausea e rifiuto. Una parola uscita dal vocabolario e dalla prassi educativa è «sacrificio». Si lascia credere che si possa ottenere tutto senza rinunciare a niente. Falso: non si può ottenere tutto nella vita, e ogni scelta comporta sì l’adesione a qualcosa ma anche il taglio di tante altre. Decidere, del resto – come dice l’etimologia della parola stessa – significa tagliare. L’alcol è un potente anestetico, ma quando ci si risveglia tutto è rimasto come prima e viene la voglia di addormentarsi ancora. La cura, dunque, richiede l’uso di un potente… estetico, il fascino di una proposta che profumi di bellezza oltre che di verità. Anche lo spazio del divertimento – così caro ai giovani – va inserito armonicamente nel grande “gioco” della vita, con le sue regole ed i suoi inevitabili sacrifici.

Marcello L.

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