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Aumentano gli occupati, ma sono part-time: lo studio della Uil sui primi 9 mesi dell’anno

Più occupati ma part-time o a tempo determinato. Ovvero, più lavoro ma precarietà in crescita. I dati comaschi sugli avviamenti e le cessazioni degli impieghi nei primi 9 mesi del 2019, elaborati dall’ufficio studi della Uil del Lario, fotografano una situazione che ormai si riproduce identica un po’ dappertutto in Italia. Una «situazione in chiaroscuro», dice Salvatore Monteduro, segretario generale del sindacato di via Torriani. Il saldo tra avviamenti e cessazioni è infatti positivo: a Como, nei primi 9 mesi del 2019, gli avviamenti sono stati 52.904 e le cessazioni 47.150. In termini assoluti significa +5.754 posti di lavoro, pari al 10,9%. Numeri anche migliori rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando tra gennaio e settembre gli avviamenti erano stati 53.444; e le cessazioni 48.774, con un saldo di +4.670 (+8,7%).Il problema, spiega però Monteduro, sta nel fatto che «il contributo maggiore al saldo positivo arriva dall’aumento degli avviamenti dei contratti part-time: 16.513, contro i 16.409 dello stesso periodo del 2018».Gli avviamenti a tempo pieno «nei primi 9 mesi del 2019 sono invece diminuiti rispetto allo stesso periodo del 2018: 36.391 contro 37.035» (con un saldo di -644).L’elemento «che desta maggiore preoccupazione – dice ancora il segretario della Uil – è però il saldo negativo tra avviamenti e cessazioni nei rapporti di lavoro a tempo indeterminato: nei primi 9 mesi del 2019 si è registrato un calo a Como di 863 unità, il 6,5% del totale. Di contro, il saldo tra avviamenti e cessazioni dei contratti a tempo determinato, sempre tra gennaio e settembre di quest’anno, è stato di +5.516 unità, per una percentuale di +20,3%».Ancora una volta, commenta Monteduro, «emerge un dato che noi giudichiamo preoccupante: la crescita occupazionale che si registra nei nostri territori (la situazione di Como è del tutto simile a quella della provincia di Lecco, ndr) è essenzialmente part-time e a tempo determinato. E per ciò stessa precaria». Una precarietà che, a giudizio del segretario della Uil, «condiziona pesantemente la vita dei singoli, in quanto limita la possibilità di avere accesso al credito e la possibilità di costruirsi una pensione dignitosa»..

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