Aumenti della tassa di soggiorno. Rapinese: «Spendo meno a Roma»

Como, piazza Cavour

«In questo momento sono a pochi chilometri da Roma, dove dormirò due notti con mia moglie e mia figlia per 21 euro, ovvero 3,5 euro a testa per notte». La stessa cifra, a Como, sarebbe quasi andata tutta in tassa di soggiorno. Alessandro Rapinese, capogruppo della lista civica Rapinese Sindaco a Palazzo Cernezzi, commenta così l’ultimo ritocco varato dalla giunta Landriscina riguardo le tariffe dell’imposta di soggiorno.
Con la nuova delibera, oltre ad essere stata istituita la tariffa a notte per gli alberghi a 5 stelle (4 euro al giorno a persona, a Cernobbio si pagano 5 euro), si è raddoppiata quella per tutte le attività extra-alberghiere, ovvero affittacamere, bed & breakfast, case per ferie e vacanze, che da 1 euro passerà così a 2 euro a notte.
Una questione che riguarda un settore che ha avuto, nel giro di un paio di anni, una grandissima espansione in città, come dimostrano i dati dei maggiori portali di prenotazione online.
«La questione è che il sindaco e la sua squadra, in campagna elettorale, hanno promesso di abbassare le tasse – dice ancora Rapinese – invece nella realtà dei fatti pensano solo ad alzare imposte e tariffe. Lo stesso sta accadendo con i parcheggi».
Per Palazzo Cernezzi si apre anche il tema dell’utilizzo di queste entrate. L’imposta di soggiorno, che il Movimento 5 Stelle la scorsa primavera voleva abolire, in realtà è oggi una risorsa importante per oltre 800 Comuni italiani. Per legge però, i soldi che vengono versati dai turisti devono essere utilizzati dal Comune per finanziare opere di ristrutturazione e interventi di conservazione del patrimonio culturale.
«A quando il primo progetto sulla città di Como?», si chiedono le minoranze in consiglio.
Il ritocco sulle tariffe per le case vacanze non convince neppure gli albergatori. «Il mese scorso abbiamo discusso a lungo con i referenti in giunta – dice Roberto Cassani, presidente provinciale degli Albergatori – Se riguardo ai 5 stelle la novità è dovuta all’apertura del primo hotel di questa categoria in città, il Vista Como, per quanto riguarda le attività extra-alberghieri eravamo contrari agli aumenti. Credo che si sia voluto fare un adeguamento più che altro legato al fatto che molte di queste strutture hanno in realtà caratteristiche e prezzi simili ad un 3 stelle», conclude Cassani.

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