Autobus dell’acqua, l’esempio di Venezia. Ma il direttore frena: «Servono più risorse»

Nessun tipo di trasporto pubblico negli ultimi quattro anni ha probabilmente avuto la crescita della Navigazione. La gestione governativa sui laghi Maggiore, di Garda e di Como non ha ancora pubblicato il bilancio 2016, ma riguardo ai viaggiatori trasportati si parla di una crescita di circa il 10%, con l’abbattimento del tetto dei 9 milioni di passeggeri. Una crescita costante, dai 7 milioni e 600mila del 2013 agli 8,1 milioni del 2014 e quasi 8,4 milioni nel 2015. Merito questo, sicuramente, della performance del turismo sui laghi del Nord Italia.

Per quanto riguarda i numeri del Lago di Como, sono circa un terzo del totale. visto che sul Lario sono in servizio oggi 33 navi sulle 98 totali della gestione ministeriale. Quelle sul Verbano sono 36 e 29 sul Garda. Pensare a una “metropolitana del lago”, ovvero a un servizio, almeno nel primo bacino, gestito diversamente da oggi, con frequenza da “vaporetto veneziano” comporterebbe però investimenti notevoli, come spiega il direttore generale Alessandro Acquafredda, avvocato di 49 anni, da 18 nella Navigazione Laghi.

«Qualsiasi idea di sviluppo del servizio, anche la migliore, ha bisogno del sostegno economico – spiega Acquafredda – Riorganizzare un trasporto con dei battellini vorrebbe dire trovare risorse importanti, che oggi non ci sono. In caso contrario – aggiunge – stia pur certo che ci avrebbe provato anche qualche privato a realizzare queste navette». Anche perché il costo del servizio al pubblico, affinché abbia successo, dovrebbe essere basso. «Certo, potendo anche gratuito – dice sempre il direttore generale – Ma si dovrebbe fare anche uno studio sull’effettiva necessità». Con l’orario primaverile, dalle 7.30 alle 19.45 da Como per Tavernola, e viceversa, salpa un battello ogni quarto d’ora, al massimo ogni mezz’ora. Si tratta dell’offerta di trasporto sulla tratta della cosiddetta tariffa speciale urbana. Nel Centrolago viene attivato proprio un “servizio navetta” tra Lenno, Bellagio e Varenna.

Un vaporetto a Venezia

Il progetto di vent’anni fa, della “metropolitana lacuale” presentato dall’assessore Nini Binda, nella prima giunta Botta era però una cosa diversa. Venivano collegate Cernobbio, Tavernola, Villa Olmo, piazza Cavour, Sant’Agostino e viale Geno. Più vicina al modello Venezia, tanto per capire. «Non credo si possano paragonare i numeri della laguna con quelli di Como». Taglia corto, il direttore generale Acquafredda. E quali sono i numeri del trasporto in laguna? Li abbiamo recuperati direttamente dall’Actv (Azienda del Consorzio Trasporti Veneziano). I vaporetti veneti non hanno un gestore governativo, ma comunale. I mezzi pubblici che navigano nella laguna sono 141, contro i 33 del Lago di Como. Ci sono 62 vaporetti “classici”, 55 motoscafi (un po’ più piccoli), 7 motonavi che portano fino a 1.200 passeggeri, 17 foranei (che caricano 400 persone e servono principalmente le isole maggiori, con corse di circa 40 minuti). L’altra differenza sostanziale tra Venezia e Como è che il servizio non si interrompe di notte. Le isole infatti vanno collegate 24 ore su 24. Soltanto la linea 1, che percorre il Canal Grande, facendo tutte le fermate ha una frequenza di circa dieci minuti fino alle 21. Nelle ore notturne il servizio viene svolto da motoscafi mossi da un singolo operatore. I passeggeri trasportati? Sono stati 132 milioni nel 2015, ultimo dato pubblicato, ovvero quasi 15 volte il dato dei tre grandi laghi lombardi. Sono buoni pure i conti dell’azienda di trasporto navale di Venezia. L’ultimo bilancio, quello dell’esercizio 2016 è stato chiuso in attivo, recuperando così completamente un passivo di circa 17 milioni di euro stimato nel 2012.

Paolo Annoni

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