Autosilo di viale Varese. Majocchi: «Pronti a chiarire tutto. Ma il progetto deve reggere finanziariamente»

Angelo Majocchi

Due mesi di tempo per rispondere, punto su punto, alle richieste del Comune. Due mesi che, con ogni probabilità, non cambieranno le carte in tavola. Perché senza quei dannati parcheggi a raso, l’autosilo di viale Varese è impossibile. «Non si può fare». Come il matrimonio di manzoniana memoria.
La prima reazione a caldo di Angelo Majocchi, raccolta al telefono da Roma – città dove l’imprenditore lariano era ieri mattina – è stata tutto sommato molto soft. «Aspettiamo di approfondire la comunicazione ufficiale di Palazzo Cernezzi», ha detto Majocchi.
Per poi aggiungere subito dopo una precisazione che fa comprendere lo stallo in cui si trova, al momento, il progetto proposto alla città: «Prima di entrare nel dettaglio delle richieste della giunta del capoluogo – ha aggiunto Angelo Majocchi – voglio però leggere e approfondire la comunicazione ufficiale dello stesso Comune. Posso garantire che esamineremo le carte con grande attenzione e siamo pronti a fornire tutti i chiarimenti richiesti». I chiarimenti sono tali e non stravolgono i disegni, lascia comprendere l’imprenditore lariano. Altra cosa, invece, sono le modifiche strutturali. Che diventano impossibili qualora mettano in dubbio la tenuta finanziaria del progetto.
In questo senso, le parole di Majocchi dette ancora ieri sono piuttosto precise: «Tengo a ribadire che l’operazione, strutturata in project financing, deve stare in piedi dal punto di vista economico e finanziario».
Nessuna banca, aveva ancora una volta ribadito l’imprenditore edile qualche giorno fa, sarebbe disposta a investire una decina di milioni di euro in un’opera che non avrebbe la redditività richiesta. E d’altronde, tra le pieghe delle «precisazioni» chieste dal Comune alla Nessi & Majocchi con il provvedimento adottato mercoledì in giunta, emerge con forza proprio il problema della possibile copertura del project financing.
I promotori del progetto di autosilo vorrebbero mantenere i parcheggi a raso – che da soli garantiscono, allo stato attuale, oltre 550mila euro lordi all’anno di incassi – e pagare un canone di affitto trentennale di 200mila euro. Allo scadere dei 30 anni il Comune diventerebbe proprietario della struttura, ma nel frattempo dovrebbe fare a meno di circa 350mila euro che verrebbero sottratti ogni anno al bilancio di Como Servizi Urbani.
È vero che Palazzo Cernezzi avanza una possibile soluzione, ovvero la concessione all’impresa costruttrice dell’autosilo di un’area diversa in convalle sulla quale realizzare un posteggio di superficie, da gestire in concessione proprio per controbilanciare l’eliminazione dei posti a raso in viale Varese.
Ma è anche vero che, a leggere ancora tra le righe del provvedimento della giunta, dovrebbe essere la stessa azienda a farsi carico di individuare l’area.
Cosa che costituirebbe un ostacolo non indifferente. Anche se su questo punto Majocchi non ha voluto dire nulla, è del tutto chiaro che l’onere di trovare un altro parcheggio di superficie appare quantomeno problematico.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.