«Avrebbe potuto freddarmi con un colpo alla nuca». Il drammatico racconto dell’avvocato di Giardiello

Il Tribunale di Milano

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Rientrato nella sua casa di Como soltanto dopo le 19 di ieri sera, ancora visibilmente scosso dopo una giornata irreale e tragica, l’avvocato Michele Rocchetti – difensore di Claudio Giardiello, l’uomo che in mattinata aveva freddato tre persone nel palazzo di giustizia di Milano – in un primo momento non riesce a raccontare quanto ha vissuto in prima persona.
Affacciato al balcone di casa non se la sente di scendere ad aprire il cancello. Chiede comprensione.
Poi, dopo alcuni minuti, si lascia andare, rimanendo sul balcone per 5 minuti. «Sono stato graziato, potevo essere morto. Quando si è scatenata la furia omicida non mi sono subito reso conto di cosa stesse accadendo. A freddo, ho realizzato che un proiettile poteva essere destinato a me. Era alle mie spalle, poteva fare ciò che voleva», dice.
L’avvocato Rocchetti, ieri mattina, era in quella maledetta aula durante l’udienza finita nel sangue. «Ero il suo legale. Lo difendo, tra l’altro, con il gratuito patrocinio. Durante l’udienza Giardiello, che era seduto alle mie spalle, più volte si è lamentato per come stava procedendo l’udienza e mi sollecitava a intervenire con richieste francamente ineseguibili».
L’avvocato rivive quegli istanti con la tensione ancora ben visibile negli occhi. «A un certo punto non ho più resistito e ho comunicato di voler rimettere il mandato».
È questo il primo momento di reale tensione che prelude allo scoppio della follia omicida.
«Il collegio giudicante mi ha invitato a concludere l’udienza. Ho accettato dicendo però che sarebbe stata la mia ultima apparizione in Tribunale per difendere Giardiello». Il dibattimento è proseguito ed è stato chiamato come testimone l’avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani, in passato difensore di Giardiello. Ed è proprio contro quest’ultimo che si è abbattuta la rabbia cieca dell’imputato. Il quale ha estratto la pistola e ha iniziato a fare fuoco.
«Ho sentito il sibilo dei proiettili. Non ho capito subito che stesse sparando con una pistola. Nell’incredulità generale, ho pure pensato che si trattasse addirittura di petardi. Poi ho visto la confusione e la gente che si buttava in terra e ho fatto lo stesso anch’io».
E proprio quelli sono stati gli attimi più drammatici. «Avrebbe potuto puntarmi la pistola alla nuca e freddarmi. A pensarci dopo, sono veramente stato graziato. Non posso credere a quanto accaduto, ai morti (oltre all’avvocato, anche il giudice Fernando Ciampi e Giorgio Erba, coimputato, ndr) e a quello che poteva succedere a me». Sono queste le ultime parole dell’avvocato Rocchetti che, dopo aver salutato gentilmente con un rapido gesto, rientra in casa.
Fabrizio Barabesi

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