Cultura e spettacoli

Avventure urbane e voglia di riscatto a Como. Giovani in prima linea

Iniziative – Nell’ambito del progetto “CoopSussi” inedite sale e anche una fermata delle Nord per valorizzare il “Paolo Giovio”
I giovani di Como assistono alla dissoluzione del teatrino della politica mettendo in scena la propria voglia di riscatto: ridisegnano la città e dimostrano voglia di partecipare attivamente alla vita della polis, da protagonisti e non da sudditi. Tanto che hanno progettato una veste del Museo Archeologico “Giovio” e dei giardini retrostanti tutta nuova, con inedite sale conferenze e per studio e lettura, spazi multimediali, un auditorium, una struttura coperta all’esterno per spettacoli sul
tetto e anche una fermata tutta nuova e dedicata delle Nord in corrispondenza con via Sauro, con tanto di schermi multimediali per segnalare le attività ai visitatori.
È il progetto che ha elaborato una classe quinta – alle soglie quindi dell’esame di maturità – del liceo scientifico Giovio di Como (l’intitolazione al grande storico rinascimentale ha ovviamente fatto da catalizzatore degli entusiasmi) nell’ambito dell’iniziativa “CoopSussi”.
Il progetto è stato presentato ieri nello stesso museo di piazza Medaglie d’Oro, in un incontro dal titolo “Un’avventura urbana tra verde, antiche mura e collezioni museali”. Cooperazione e sussidiarietà sono gli elementi fondamentali dell’esperienza di “CoopSussi”, che gli alunni delle classi quinte, sezioni D, F e G dello scientifico Giovio di via Paoli, coordinati dai docenti Ornella Zagami, Salvatore Bordonaro e Chiara Lietti, hanno messo in gioco elaborando con un lungo lavoro di analisi e di sintesi un «percorso partecipativo dei cittadini di Como alla vita della polis».
Ci si è mossi lungo due binari in realtà complementari. Alcuni ragazzi hanno lavorato come detto su una simulazione architettonica, producendo anche un modellino 1:160 del museo “ripensato” in funzione delle esigenze dei giovani, degli anziani e delle associazioni culturali, come “casa” del sapere e della bellezza ma anche centro di aggregazione. I ragazzi sono partiti dalla considerazione che il museo è in un’area di pregio ma migliorabile per quanto riguarda la logistica e il decoro urbano, con particolare riferimento ai giardini di via Sauro, ben poco accoglienti. I giovani, poi, individuano nel museo uno spazio di studio e ritrovo importante. Del resto che abbiano “sete” di luoghi nel centro storico è un dato di fatto acclarato: va detto ad esempio che solo il 6% di chi sosta nella sala lettura della Biblioteca di piazzetta Lucati, ad esempio, usufruisce dei servizi librari della struttura. Il resto si porta libri e saperi da casa.
Questo primo gruppo di lavoro è stato affiancato e integrato da un altro in cui si è ipotizzata una nuova democrazia partecipata in città, alla luce della chiusura delle Circoscrizioni. I ragazzi hanno raccolto il testimone della attuale crisi della politica e riletto la storia cittadina della presenza democratica alla luce del concetto di “partecipazione” che è sempre da declinare in termini di dialogo, condivisione, ascolto e cooperazione. Hanno intervistato gli animatori dei comitati spontanei degli anni ’60 e ’70, prodromi delle Circoscrizioni formalizzate nel 1977. Promettevano di essere una palestra di formazione e discussione, ma sono naufragate, con una progressiva disaffezione da parte della comunità e dei suoi stessi rappresentanti nei singoli “parlamentini”, come luoghi di spartizione partitocratica, con ben poca trasparenza nell’assegnazione dei fondi, come hanno evidenziato gli allievi del “Giovio”. Nel loro dossier sono state formulate proposte su possibili forme di consultazione e partecipazione cittadina. E da questa elaborazione teorica ci si è calati nel concreto, proponendo dopo la simulazione di un’assemblea pubblica la riqualificazione del quartiere di San Sisto in Como, dove sorge appunto il museo.
Così la giovane Como si mette in gioco. Un bel credito formativo, in forma di messaggio al nuovo sindaco e alla nuova giunta. Non lascino cadere tali spunti nel vuoto di una mera esperienza didattica.

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Un momento della presentazione
31 maggio 2012

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