Sport

Ayrton Senna visto da vicino

altA 20 anni dalla morte, il ricordo dei comaschi che hanno incrociato il campione brasiliano
Ayrton Senna visto da vicino. Nel giorno in cui si ricordano i vent’anni dalla scomparsa del campione di Formula 1 brasiliano, parlano due comaschi che, in circostanze differenti, hanno conosciuto da vicino un pilota che ancora oggi è amatissimo e che ha tanti fan anche tra i più giovani, magari nati dopo la sua scomparsa, ma che ne hanno apprezzato le gesta.
Giancarlo Cattaneo, oggi gentleman driver e organizzatore di manifestazioni automobilistiche, ha incrociato Senna ai suoi esordi in

kart in Italia.
Fabio Panzeri, designer comasco, del brasiliano era prima di tutto tifoso. Ed ebbe la fortuna di conoscerlo quando disegnò le divise del team Mc Laren nella stagione 1991.
«Ai suoi esordi – racconta Giancarlo Cattaneo – Senna era venuto in Italia a correre in kart e viveva a Milano, ospite della famiglia Parrilla».
«Lui partecipava alle più importanti gare internazionali e a diverse corsa in Italia – aggiunge – e in qualche occasione ci siamo incrociati. E, per il suo stile, avevo capito che sarebbe diventato un campione: già all’epoca lo dicevo ai miei amici, che non ci credevano, anche se poi mi hanno dato ragione».
E come era, da giovane, il grande Ayrton? «Era uno che sapeva dove voleva arrivare: in Formula 1 – risponde Cattaneo – Uno che già all’epoca cercava la perfezione, stava chiuso in se stesso e pensava solo alle gare. Sembrava antipatico, scorbutico invece poi, nel tempo, si è capito che durante le competizioni pensava solo esclusivamente alla sua corsa, nient’altro».
Giancarlo ha avuto diverse occasioni per parlare con Senna. «La prima volta fu durante un test a Parma – spiega – Non c’era la gara, era una situazione più “soft” e lo ricordo come cordiale e rilassato. Pochi giorni dopo ci siamo rivisti a una gara e fece quasi fatica a salutarmi. Ma lui, appunto, pensava solo alla corsa».
Ma il brasiliano era così… «Al termine di quella competizione ci fu qualche problema per le classifiche e una lunga attesa per conoscere il risultato. Lui era seduto vicino a me e ritornò il Senna cordiale che avevo conosciuto a Parma».
«Io avevo qualche anno più lui ed ero all’inizio del mio lavoro di odontotecnico – ricorda ancora Cattaneo – e mi riempì di domande sulla mia attività. Per esempio, lo incuriosiva il fatto che le riproduzioni in ceramica fossero più belle dei denti veri e voleva sapere il procedimento della loro lavorazione».
Il pilota di Rovellasca ha rivisto per l’ultima volta Senna al Gran Premio di Monza 1993. «Ero entrato di corsa al box McLaren e mi salutò con un cenno della mano dall’abitacolo. È l’ultimo ricordo che mi rimane di lui».
Anche il designer comasco Fabio Panzeri ha incontrato, a Monza, Ayrton Senna. Era il 1991. In questo caso il rapporto era di lavoro, ma il loro dialogo era stato, alla fine, fra un tifoso e il suo idolo.
«Lavoravo per una azienda – racconta Panzeri – che gestiva per la McLaren il discorso dell’abbigliamento formale e informale. Ed era toccato a me il compito di disegnarlo, comprese le tute dei piloti con il posizionamento degli sponsor».
«Per questo motivo – prosegue – ero stato invitato a Monza il venerdì e il sabato. Ero al box e mi ero seduto in mezzo ai meccanici, in disparte».
Ma a Senna la presenza di un estraneo non sfuggì. «Infatti arrivò e mi chiede chi fossi. Io gli spiegai che avevo disegnato la sua tuta e l’abbigliamento del team. Stavano per iniziare le prove ufficiali e mi disse: “Ora ho da fare, ma se ti fermi, poi mi farà piacere parlare con te”».
Panzeri era, prima di tutto, un tifoso del campione brasiliano e per lui era un bel privilegio poter parlare con il suo idolo. «Io ero estasiato – ammette il designer comasco – Una volta finite le prove, ovviamente chiuse con la conquista della pole position, Senna mi cercò e si fermò per mezz’ora a parlare con me. Mi spiegò come era la macchina e mi disse che per l’anno successivo sarebbe stata dura contro la Williams, cosa che poi si è avverata. Parlammo alla pari, da appassionati: io gli raccontai che lo seguivo fin dagli esordi e a lui interessava conoscere il mio parere. Non posso dimenticare questa gentilezza e disponibilità».
«In conclusione, Senna mi procurò il pass anche per la domenica, per il Gran Premio – ricorda infine Panzeri – e mi regalò il suo cappellino personale dicendomi: “Questo è proprio il mio, non è come quello che trovi in vendita”. Un cappellino che conservo assieme a tanti oggetti e libri dedicati ad Ayrton che ho collezionato in questi anni».

Massimo Moscardi

Nella foto:
In trionfo
Ayrton Senna così come lo ricordano più volentieri i tanti appassionati che hanno fatto il tifo per lui e che continuano a volergli bene a 20 anni dalla sua scomparsa
1 Maggio 2014

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Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


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