Azzurri eliminati: le opinioni di Favini e Gentile

Claudio Gentile esulta con Marco Tardelli nella finale dei Mondiali 1982 in Spagna

«Purtroppo il nostro calcio è povero e lo ha dimostrato in questa occasione». Parole di Mino Favini, 82 anni, storico talent scout di Como e Atalanta.
«In altri casi ce l’abbiamo fatta, attaccandoci al cuore e allo “stellone” italiano – aggiunge Favini – Il problema è che una volta ti può andare bene, ma alla seconda no. Quando esistono limiti, questi prima o poi emergono. Certo, spiace che siano emersi in questo modo, con l’eliminazione dai prossimi Mondiali in Russia».
Da tempo lo stesso Favini ha denunciato un decadimento generale del nostro movimento. «Si cura sempre meno la tecnica – aggiunge – e questo è un problema: dovrebbe essere la priorità. Ribadisco: siamo poveri e siamo usciti contro una Nazionale ancora più povera».
Talent scout di giocatori, ma non soltanto, Mino Favini ha anche lanciato l’ex commissario tecnico Cesare Prandelli come allenatore. «Ci lega un grande rapporto di amicizia – spiega ancora – I fatti purtroppo hanno dimostrato che non era il colpevole per i risultati che non sono arrivati. Il problema è più profondo. Ovvio che non faccia piacere averlo scoperto con questa eliminazione, visto che ora bisognerà attendere cinque anni per sperare di rivedere l’Italia impegnata ai Mondiali».
E, in conclusione, da cosa ripartire per rifondare il calcio del nostro Paese? «Dagli esempio virtuosi come quello dell’Atalanta, dalle società che puntano sui giovani, sulla loro crescita, sulla tecnica e sulla qualità» conclude.
Decisamente critico Claudio Gentile, comasco e campione del mondo con l’Italia a Spagna 1982. «Siamo usciti contro una squadra mediocre – spiega – Avevamo un allenatore non all’altezza della situazione, giocatori decisamente sopravvalutati e mancanza di organizzazione». Il terzino “mundial” non le manda a dire. «Purtroppo i nostri calciatori si sono presentati troppo tesi a questo doppio match, ma questo risultato è la sintesi di un calcio italiano che ha molti problemi, non lo possiamo negare».
Gentile spiega che i segnali non erano mancati. «L’1-1 interno con la Macedonia aveva fatto capire chiaramente che c’era qualcosa che non andava – afferma – Consentitemelo: quando giocavo io queste gare erano a senso unico e l’Italia non soffriva le cosiddette squadre-materasso, segnava 5-6 reti. Invece qui si sono fatti andar bene un 1-1 interno con la Macedonia: bisognava invece correre ai ripari, intervenire, cercare di trovare soluzioni differenti».
Claudio Gentile ha una ultima riflessione rispetto al doppio match con la Svezia. «Abbiamo sbagliato tutto: ma vi rendete conto che siamo usciti contro una squadra nel complesso scarsa, che non ha tirato in porta? Il gol segnato, non dimentichiamolo, è stato una autorete. E poi penso al gioco dell’Italia: di fronte c’erano giocatori alti e lenti e noi impostavamo le azioni con lanci lunghi, quando sarebbero bastati 1-2 in velocità dei nostri giocatori».
Massimo Moscardi

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