Babele Cernezzi

L’ultimo round è stato combattuto lunedì scorso, in occasione della mozione di sfiducia per due assessori: sul banco del capogruppo del Pdl, Claudio Corengia è apparso un coniglio, mentre Arturo Arcellaschi ha spaccato il vetro della teca per le votazioni.
Episodi indicativi del clima ben poco istituzionale che si respira a Palazzo Cernezzi ma tutto sommato minori se visti nell’ambito della lunga serie di alterchi, risse non solo sfiorate, scambi di insulti e violenti attacchi che hanno

avuto come protagonisti i consiglieri e gli assessori. Teatro degli episodi, l’aula del municipio, troppo spesso negli ultimi anni apparsa più simile a un saloon o a un ring.
Difficile fare un elenco completo degli episodi. Per rendere l’idea della gravità della situazione basti ricordare il caso della bandiera tricolore lanciata dall’ex assessore al Verde, Diego Peverelli, contro il consigliere del Pd, Vittorio Mottola. Il caso, avvenuto lo scorso mese di marzo, aveva fatto il giro del Paese, diffondendo un’immagine tutt’altro che elevata delle istituzioni comasche.
Partendo dalla seduta di lunedì scorso e scorrendo all’indietro i resoconti delle riunioni precedenti, non è necessario cercare a lungo per trovare un altro episodio degno di nota. Era la fine di luglio quando, poco prima della pausa estiva, in consiglio comunale si accese più di una scintilla. A innescare la miccia era stato il consigliere Alessandro Rapinese che, dopo uno scontro verbale con Bruno Saladino, era stato addirittura accompagnato fuori dall’aula da due agenti della polizia locale. A chiamare i vigili era stato lo stesso Saladino, in quel momento alla guida dell’assemblea: «Di fronte all’ennesima provocazione di Rapinese e ai suoi ripetuti epiteti – aveva spiegato – dopo il terzo richiamo formale l’ho espulso dall’aula».
A febbraio, durante la discussione di un documento sui temi ecologici, la massima assemblea elettiva del capoluogo lariano si era trasformata in un saloon. Ricordando una sua precedente segnalazione, Rapinese aveva scatenato l’ira di Peverelli. «Stia attento ai colpi di cuore», aveva detto all’ex esponente della giunta, il quale era definitivamente esploso. «Impari l’educazione – aveva risposto – La mia opinione nei suoi confronti è pessima e vergognosa». E via discorrendo, in un’escalation di attacchi verbali personali e no che aveva poi coinvolto anche Vittorio Mottola e Donato Supino. Risultato finale: una serata inutile, senza alcun voto o decisione (naturalmente, neanche a dirlo, senza che questo incidesse minimamente sul gettone di presenza, come sempre regolarmente pagato ai consiglieri).
Ed era toccato al leghista Emanuele Lionetti “duettare” con il solito Rapinese nel maggio scorso, durante un dibattito sul futuro del Politeama. Litigio inserito nel paradossale capitolo dell’approvazione del bilancio, un normale atto amministrativo che si era trasformato invece in un’estenuante odissea dopo la presentazione di oltre 200 emendamenti firmati ancora una volta da Rapinese.
«La maleducazione – era sbottato Lionetti – l’ho imparata in quest’aula, soprattutto da chi è più giovane di me. E non accetto la provocazione degli imbecilli. Non faccio nomi, ma so che gli imbecilli sanno chi sono».
«Se la politica fosse una cosa seria e non piena di imbecilli» era stata la replica di Rapinese, parole che avevano suscitato l’ira di Vincenzo Sapere: «Quando parli di politica, parli di tutti. Non puoi esprimerti così». Il finale era stato da mercato, con parolacce ed esplicite minacce che non vale la pena ricordare (e, ancora una volta, senza neppure un voto). Nelle (tristissime) cronache delle risse verbali sono finiti tra gli altri Luigi Bottone, il presidente del consiglio comunale Mario Pastore oppure, quali destinatari degli attacchi anche personali di Rapinese, Marco Butti e Dario Valli. E la lista non si esaurisce qui.
L’elenco degli episodi potrebbe continuare a lungo. Soltanto per citare una variazione sul tema, basti ricordare una sera del gennaio scorso, con i banchi dell’aula di Palazzo Cernezzi vuoti a causa di una partita della Juventus. Il clima era arrivato a un livello talmente preoccupante da rendere necessario persino un intervento del prefetto. «Guardiamo con attenzione alla situazione – aveva sottolineato in una nota Michele Tortora nel maggio scorso – e non posso negare preoccupazione e sgomento per quanto stiamo vedendo».

Anna Campaniello

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