Banca Etruria, a San Macuto le denunce comasche

«Ho ricostruito davanti alla commissione d’inchiesta, in audizione, i fatti contenuti negli esposti depositati in due Procure differenti. È importante che le istituzioni si siano fatte carico di questa vicenda, mi auguro soltanto che l’obiettivo finale non sia soltanto politico ma tenda invece a dare maggiore protezione ai risparmiatori».
A parlare è Franco Spallino, il consulente finanziario lariano che tra i primi, ormai due anni fa, aveva sollevato con altri il polverone sui misteri di Banca Etruria presentando memorie e documenti a Como, Arezzo e Milano. Insieme con l’avvocato di Rieti Riziero Angeletti, Spallino è stato ascoltato giovedì scorso a Palazzo San Macuto dalla commissione d’inchiesta sulle banche come uno dei rappresentanti degli azionisti e dei risparmiatori di Banca Etruria.
Un’audizione preparata da tempo nella quale il consulente comasco ha ripercorso i passaggi salienti di una vicenda finita poi sotto i riflettori della grande stampa per ragioni diverse da quelle tecnico-finanziarie.
«I nostri esposti risalgono a molti mesi fa – ha esordito Spallino – ne abbiamo consegnato copia anche alla stessa commissione bicamerale affinché tutti potessero avere piena consapevolezza delle nostre osservazioni».
Banca Etruria, ha spiegato il consulente comasco, è stata l’unica quotata a finire in risoluzione nonostante molte manifestazioni d’interesse e un’offerta di acquisto, giuridicamente corretta, in contanti. «Ci sono state molte dichiarazioni da parte di soggetti interessati alla banca ma mai una volta il titolo è stato sospeso. Chi ha detto “faccio un’offerta entro una tal data” e poi non l’ha fatta non è mai stato indagato per quanto sappiamo».
Anomalie che, assieme ad altre, hanno condotto Banca Etruria, secondo la ricostruzione fatta da Spallino in commissione, verso il crack. «Aspettiamo di capire ancora perché sia stato rimborsato alla Bce un credito di 1,3 miliardi. con annessa dichiarazione di ingente liquidità della banca, tre mesi prima che la banca venisse commissariata. Si è parlato anche di una manifestazione di interesse di una banca israeliana di cui però in seguito non si è saputo più nulla».
Tra le altre operazioni contestate da Spallino a Roma pure «la scelta dei commissari straordinari della Banca, giunti ad Arezzo l’11 febbraio 2015, di non procedere con azioni di responsabilità verso i vecchi consigli di amministrazione, oppure l’inutile richiesta di aiuto al fondo interbancario che non sarebbe potuto intervenire e il riacquisto di 600 milioni di euro di crediti in un momento decisamente sfavorevole».
La riflessione conclusiva di Spallino è a metà tra la speranza e il disincanto. «Credo che la commissione stia facendo un lavoro utile, saranno le conclusioni a dire quanto utile. Purtroppo hanno poco tempo. Spero soltanto che si concentrino sul danno subito dai risparmiatori e dal Paese nel suo insieme e non si limitino a cercare responsabilità politiche in chiave elettorale».
Da. C.

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