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Banca svizzera e impresa italiana. Un matrimonio con molti problemi

Economia tra Lario e TicinoAncora troppo distanti le regole di settore nei due Paesi

Doccia gelata per le imprese comasche in attesa di buone notizie dal Canton Ticino sul fronte del credito. L’ipotesi di lavorare con le banche svizzere è sì possibile, ma difficilmente potrà essere messa in pratica prima di qualche anno. Sono infatti ancora troppe le distanze tra i diversi sistemi politico-finanziari. L’integrazione economica transfrontaliera resta quindi un miraggio. Su cui lavorare, certo. Ma senza grandi certezze.L’idea di permettere alle imprese italiane di accedere

al credito in Ticino era stata lanciata oltre due anni fa dalla Regio Insubrica ed era diventata subito oggetto di approfondimento per i ricercatori del Centro Studi Bancari di Vezia, l’organismo che raggruppa in Ticino le imprese finanziarie.Un percorso lungo sfociato ieri in un convegno organizzato dalla stessa Regio Insubrica nella propria sede di Mezzana e intitolato La banca ticinese e l’impresa del Nord Italia.Renè Chopard, direttore del Centro di Vezia, insieme con Gioacchino Garofoli, economista dell’Università dell’Insubria, hanno scandagliato le opportunità d’integrazione tra il sistema bancario del Ticino e quello imprenditoriale del Nord Italia.«È stato senza dubbio un lavoro complesso – ha detto Chopard – un primo passo verso l’integrazione tra Svizzera e Lombardia, visto anche il momento di forte discontinuità attraversato da questo territorio». La regione insubrica, a detta degli esperti, è in una fase di cambiamento. «Attualmente c’è una separazione netta tra la gestione del patrimonio finanziario e il Paese dove la ricchezza viene prodotta – spiega Chopard – Assistiamo alla caduta del muro tra patrimonio finanziario privato e patrimonio aziendale». È in questi termini che dovrebbe nascere una collaborazione tra Lombardia e Ticino.«Il passo successivo – ha detto Garofoli – è la “frontiera osmosi”, un’integrazione forte e profonda tra i bisogni dell’impresa italiana e le possibili offerte delle banche svizzere. La maggior parte delle imprese presenti nella Regio Insubrica – ha aggiunto Garofoli – è di piccola e media dimensione e, a differenza di quanto si possa immaginare, con grandi competenze strategiche».La vitalità delle aziende insubriche e un territorio finanziariamente fertile come quello svizzero non si compenetrano per ragioni varie. «Le imprese italiane devono combattere contro lunghi e tortuosi iter burocratici – hanno detto Garofoli e Chopard – e hanno difficoltà ad accedere al credito per sviluppare le loro attività economiche mentre le banche svizzere devono essere in grado di offrire servizi di wealth management per rispondere alla domanda oltreconfine». In quest’ottica, una delle soluzioni proposte per attivare l’integrazione è di puntare maggiormente sui confidi. «Sono fondamentali – hanno insistito Chopard e Garofoli – con maggiori garanzia e fiducia c’è un maggiore assorbimento del capitale. Le aziende italiane, però, devono diminuire i rapporti con le banche poiché per quelle svizzere devono essere assolutamente univoci».«È importante analizzare le possibilità concrete di dialogo e operatività tra mondo finanziario ticinese e imprese lombarde – ha detto Leonardo Carioni, presidente di turno della Regio Insubrica – L’integrazione tra i due sistemi è uno dei nostri primi obiettivi».In ogni caso, lo studio si trasformerà presto in un progetto concreto. «Il sistema bancario italiano ha stretto i rubinetti togliendo liquidità al piastrellista che guadagna 10mila euro l’anno – ha aggiunto Dario Galli, presidente della Provincia di Varese – Faremo un elenco di imprese super-certificate per avviare il nostro progetto affidando loro maggiore libertà di azione». Servirà però tempo, ha ripetuto Claudio Generali, presidente dell’Assobancaria ticinese: «Nessuno è pronto per questo passo. I rischi sono molti per i bilanci e per gli accantonamenti creditizi».

Enrica Corselli

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