Banche sempre meno segrete. La crisi dell’Eldorado svizzero

altEconomia e società
Paolo Bernasconi: «Niente è più come una volta»
L’evasore fiscale è nudo. Come il re della fiaba di Hans Christian Andersen. Se ne va in giro per il mondo, cercando ormai disperatamente un approdo sicuro per i suoi risparmi non dichiarati.
Bussa a molte porte. Fa domande. Ottiene risposte contraddittorie.
Le antiche certezze si sono sgretolate. A partire da quelle riguardanti i forzieri elvetici. Storicamente impenetrabili ma oggi rifugi non più così sicuri. Le regole cambiano di continuo. Ciò che oggi è una certezza, domani può diventare una totale incognita.

Nel mondo in crisi economica, il fisco di ogni Paese non intende rinunciare a mettere il naso e gli occhi nelle tasche dei propri contribuenti.
Gli spalloni hanno vita più facile, il flusso di denaro diretto verso le banche luganesi è diminuito sensibilmente. Così come dimostra l’erosione senza sosta degli impieghi nel settore finanziario ticinese.
E proprio dalla Confederazione giunge un aggiornato «vademecum» su rischi e opportunità dei depositi bancari fuori dai confini nazionali. Un libro che aiuta a orientarsi ma non offre certezze. Anche perché certezze, in questo settore, non ce ne sono più da molto tempo (Avvocato, dove vado? Segreto bancario svizzero e globalizzazione: dove vanno i contribuenti svizzeri ed esteri, i capitali, i servizi e le merci, Casagrande, pagine 206, euro 26). L’autore di questo insolito manuale è Paolo Bernasconi, avvocato e docente di diritto tributario con un passato di magistrato in Procura a Lugano.
Prevedere le mosse del fisco «è sempre più aleatorio – scrive Bernasconi – Troppe le incognite legate allo sviluppo dei mercati, ma anche a quello della politica. E troppi i legami imprevisti con avvenimenti incontrollabili». Chi volesse mettere al sicuro il suo denaro deve fare i conti innanzitutto con «le contorsioni della politica». E sapere che oggi è in atto «una global war against tax evasion, dove il termine global war richiama, non soltanto per assonanza, quello coniato in reazione all’11 settembe, potente acceleratore della strategia globale antiriciclaggio».
Tutto è cambiato. E non è uno scherzo. «Non era la prima volta che qualche colonnello suonava la tromba di guerra, ma i generali, e i loro governanti, lasciavano fare. Era tutto un po’ per finta, per rabbonire un elettorato qualche volta rumoreggiante».
Una volta. Ora non più. «A livello nazionale, nelle élites del potere, quelle politiche, ma specialmente quelle economiche, tanti sapevano bene, quasi tutto, e lasciavano fare, quando addirittura non concorrevano».
Risultato: «Le banche svizzere non sono più quelle di una volta – scrive ancora Bernasconi – Per il semplice motivo che le autorità degli altri Paesi non sono più quelle di una volta».
Di fronte al proprio consulente, all’avvocato cui chiedere consiglio, il cliente è costretto a sottoporsi a un financial striptease . «Come uscirne, in modo lecito, alla meno peggio?». Anzitutto, diffidando «dai consigli avventati e, peggio ancora, da quelli interessati». L’Eldorado al riparo dagli occhiuti funzionari del fisco non esiste più. Non nel mondo 2.0 dove tutto lascia una traccia dietro di sé.

Da. C.

Nella foto:
La piazza finanziaria di Lugano è fortemente in crisi, molte banche hanno ristrutturato il proprio organico

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