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Baradello inedito

TESORI LARIANI Venerdì prossimo le ultime scoperte nella conferenza di Lanfredo Castelletti e Isabella Nobile De AgostiniineditoUn simbolo di Como ancora da studiare, e per molti aspetti da scoprire. Appuntamento da non perdere quello di venerdì prossimo, 25 febbraio, al Museo Archeologico “Paolo Giovio” di piazza Medaglie d’Oro 1 a Como, dove alle 17.30 (ingresso libero) parleranno sul tema “Recenti scoperte al Castello Baradello” Lanfredo Castelletti (che del museo è stato direttore fino a pochi anni fa) e la studiosa Isabella Nobile De Agostini.Gli scavi archeologici avviati dal Museo “Giovio” nel 2008

stanno fornendo numerose e nuove informazioni sulla cronologia, l’articolazione e le funzioni del castello e delle sue cinte murarie, grazie anche a una serie di analisi scientifiche applicate ai reperti di scavo, alle strutture e alla topografia della collina su cui sorge il Baradello (nella foto, la torre). Alle pendici del castello sono stati effettuati nel 2008 lavori di sterro sull’area attigua alla cosiddetta “Palazzina”, l’ottocentesco casino di caccia, sito nella spianata a est della torre del Baradello. Sono riaffiorati, lungo uno scavo di trenta metri di lunghezza e due di profondità, testimonianze di epoca tardo medievale quali cocci di vasi, punte di freccia, chiodi per ferri di cavallo, ma anche tegole di tipologia romana, a conferma della teoria delle tre stratificazioni, con la prima risalente al VI secolo, precedente a quella ricostruita da Federico Barbarossa nel XII secolo, e risalente presumibilmente al VI secolo d.C., datazione che è stata poi confermata dagli scavi del 2009-2010. Inoltre sono state trovate a ovest del castello, poco sopra il parco delle Rimembranze, i resti di imponenti murature che si raccordano con quelle ancora parzialmente visibili ai lati del parcheggio della baita, sotto la torre. È emerso anche un frammento di quella «muraglia distrutta» di cui parlò lo storico lariano Benedetto Giovio, che partendo dal Baradello arrivava sino al Castelnuovo di San Martino nei pressi dell’attuale Setificio, formando un baluardo ininterrotto a difesa della città.Gli scienziati sono ora al lavoro per risalire alle diverse fasi di edificazione del complesso. Il Dipartimento di Chimica dell’Università dell’Insubria lavora sulle malte delle diverse murature per caratterizzarne la composizione chimica e petrografica. E il Cudam (Centro di Datazioni dell’Università Milano-Bicocca) elabora la misurazione del Carbonio 14 contenuto nelle malte e proveniente dall’anidride carbonica atmosferica intrappolata durante il processo di indurimento del legante. Da parte sua, l’Università di Padova ha condotto campagne fotografiche aeree e satellitari per monitorare più puntualmente gli insediamenti lungo l’asse cronologico nel territorio circostante il castello. Ci sono ancora molti punti ricchi di mistero, tutti da sondare.

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