Barriere, telecamere, guardie armate e tanta educazione

Le proposte delle associazioni d’Arma del territorio
Mettere una cancellata, delle telecamere, perfino guardie armate o, meglio, agenti della polizia locale, ma soprattutto educare i giovani.
I presidenti comaschi delle associazioni d’Arma sono legati a doppio filo al Monumento di Terragni. E ogni anno, quando viene organizzata una manifestazione, l’ultima l’Interarma di pochi giorni fa, per loro è come ricevere uno schiaffo, una pugnalata, dover sfilare e tributare gli onori ai Caduti delle guerre di allora e di oggi tra quelle scritte dei writer e i resti dei bivacchi di sbandati.
Qualche tempo fa Giacomo Guarisco, presidente della sezione di Como dei Cavalieri, aveva rilanciato l’ipotesi di una cancellata. Ma l’idea di erigere inferriate attorno al monumento fu subito bocciata sia da Daniela Gerosa, assessore comunale all’Arredo urbano, sia da Angelo Monti, presidente dell’Ordine degli Architetti. Ricordiamo però che la pulizia delle pietre del Carso costa 4mila euro a ogni intervento. Così i militari tornano alla carica.
«Siamo favorevoli alla protezione del Monumento – dice Piero Baratelli, presidente dei Granatieri di Sardegna che hanno la sede a pochi metri del Monumento ai Caduti, nella Canottieri – Una bella recinzione con ferro battuto e alabarde tanto per sconsigliare ai balordi di scavalcare. Capisco chi ha dei dubbi estetici, ma allora che si intervenga in qualche altro modo, iniziando ad educare i giovani. Abbiamo un monumento bellissimo, vogliamo lasciarlo libero da cancelli, allora che lo proteggano il Comune e la polizia».
Dello stesso parere anche Mauro Zanutel, presidente dell’Unuci (Ufficiali in congedo). «Servirebbe una cancellata con le lance. Anche se questa proposta ha sempre diviso Como. Ma così non si può andare avanti. Avevano promesso di mettere delle telecamere sullo stadio, invece non è mai stato fatto niente. Poi, scusate – dice ancora Zanutel – voi avete mai visto qualcuno delle forze dell’ordine girare a piedi nella zona dei giardini? I vigili se passano, passano in auto. Si dovrebbe organizzare una sorveglianza della polizia locale a piedi e anche la notte».
Como non dispone più di un proprio reparto dell’Esercito e l’ipotesi di una guardia armata al Monumento sembra oggi non praticabile. «Più che i servizi armati servirebbe qualcuno in grado di cambiare la testa a certi giovani. Perché non si insegna più l’educazione civica nelle scuole?», si chiede Enrico Gaffuri, presidente degli Alpini di Como.
«Da quando non c’è più la leva obbligatoria abbiamo generazioni prive di valori, di quello che io chiamo “amor di patria” e che si imparava nell’anno di militare. Inorridisco quando vedo le scritte dei writer sui palazzi, figuriamoci sul Monumento – dice Gaffuri – E se i ragazzi si comportano così la responsabilità è anche dei genitori e delle scuole. Oggi sono tutti orientati verso altri valori e si dimenticano quelli basilari».
Anche per questo le Penne Nere comasche hanno adottato due scuole di Como, i plessi di Monte Olimpino e di Sagnino, dalla prima alla terza media.
«Li portiamo nelle trincee che abbiamo recuperato, nella natura, parliamo delle operazioni di Protezione civile. I ragazzi vanno coltivati altrimenti crescono vuoti».
Enrico Varani, presidente dei Genieri e dei Trasmettitori e segretario del Comitato comasco delle associazioni d’Arma, fondato nel 1981, ricorda tutti i passaggi già fatti per arrivare alla cancellata.
«Abbiamo iniziato nel 1997 a chiedere un intervento. Era necessario il via libera della Soprintendenza, della Fondazione Terragni e del Comune. Allora il vicesindaco era Paolo Mascetti (ufficiale medico in congedo) e ci aiutò molto, ma non se ne fece nulla. Il Monumento è bello ed è un peccato toccarlo, ma come si può restare fermi di fronte al continuo scempio? Il 4 Novembre avremo le celebrazioni sotto il Monumento con quelle scritte oscene fatte a bomboletta, mi si stringe già il cuore».

Paolo Annoni

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