Bassone, si toglie la vita il matricida di Erba

altÈ il terzo suicidio in un mese. Il legale: «Martedì scorso era tranquillo»
Il colpo alla testa sparato nel luglio scorso nella casa di Erba all’anziana mamma invalida, probabilmente, era un peso insopportabile. Al punto da spingere Massimo Rosa, 63 anni, a farla finita per sempre. L’uomo, accusato di omicidio volontario, si è tolto la vita all’alba di ieri nell’infermeria del carcere di Como. Si tratta del terzo suicidio in un mese al Bassone.
«È inconcepibile, c’è un’emergenza e chi di dovere se ne deve occupare», dice il legale di Rosa, Gianluca Giovinazzo.

Da quasi 15 anni, Massimo Rosa, con il fratello maggiore Sandro, 65 anni, accudiva la mamma, Luigia Castelnuovo, invalida e bloccata a letto.
Nel luglio scorso, dopo l’ennesima notte insonne, Massimo aveva sparato alla madre, uccidendola. La donna, che aveva 89 anni, era morta sul colpo.
Il 63enne aveva poi puntato l’arma anche contro il fratello, senza però colpirlo.
Arrestato per omicidio volontario, Massimo Rosa, diabetico e con seri problemi di salute, era rinchiuso nell’infermeria del carcere del Bassone di Como. All’alba di ieri mattina, gli agenti penitenziari hanno scoperto che l’uomo si era tolto la vita. Inutili i tentativi di soccorso.
Il legale di Massimo Rosa, Gianluca Giovinazzo, non nasconde la collera e l’amarezza. «Provo una grande rabbia perché è il terzo suicidio in circa un mese nel carcere del Bassone – dice – È una situazione che non può essere sottovalutata. È un’emergenza, chi di dovere se ne deve occupare. A questo si aggiunge poi l’amarezza perché non me l’aspettavo proprio. Incontravo Massimo ogni settimana, l’avevo visto martedì scorso ed era tranquillo».
L’uomo era in attesa di conoscere la data dell’avvio del processo. «Nei prossimi giorni avremmo avuto la notifica del giudizio immediato – spiega il legale – Con Massimo avevo concordato la scelta del rito abbreviato. Non avevamo ancora una data, ma il processo sarebbe cominciato probabilmente all’inizio del prossimo anno».
La Procura di Como ha aperto un’inchiesta, affidata al sostituto procuratore di turno Massimo Astori. Sul corpo del 63enne sarà effettuata l’autopsia.
È toccato al legale, ieri, il difficile compito di informare i familiari. «Ho subito contatto la cugina, che non lo aveva mai lasciato solo e si occupa anche di suo fratello – dice Giovinazzo – Da una decina di giorni, il fratello Sandro è ricoverato in ospedale e al momento abbiamo preferito non fargli sapere nulla».
«Fino all’ultimo incontro Massimo era tranquillissimo – conclude il suo legale – Si emozionava solo quando parlavamo del fratello. Era detenuto in infermeria e mi diceva che si trovava bene anche con gli altri detenuti che gli stavano vicino e che lo spronavano a uscire e giocare alle carte nell’ora d’aria. Sono davvero amareggiato, non potevo davvero immaginare un simile epilogo».

Anna Campaniello

Nella foto:
L’avvocato
«È una situazione che non può essere sottovalutata. È un’emergenza, chi di dovere se ne deve occupare. A questo si aggiunge poi l’amarezza perché non me l’aspettavo proprio. Con Massimo avevo concordato la scelta del rito abbreviato. Il processo sarebbe cominciato probabilmente all’inizio del 2015»

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