Batterio Killer, cosa si deve fare

L’esperto: Lavare bene le mani, frutta e verdura
Crollano le vendite degli ortagi esteri
Nessun allarmismo: per evitare la diffusione di questa epidemia basta rispettare le basilari norme igienico-sanitarie. È un invito alla calma quello che Domenico Santoro, primario di malattie infettive dell’ospedale Sant’Anna, rivolge ai comaschi preoccupati per una possibile diffusione della  sindrome Emorragica Uremica (Seu) causata da quello che ormai viene definito come il “batterio killer”. In attesa di accertare l’origine dell’epidemia, secondo Santoro non c’è motivo di mettere al bando gli ortaggi, nemmeno quelli provenienti da altri Paesi europei. Piuttosto, è importante  intensificare

le norme igieniche – spiega – quindi lavarsi accuratamente le mani e consumare soltanto frutta e verdura ben lavate, ben sbucciate o, dove è possibile, ben cotte». Trattandosi di una malattia gastrointestinale, la via di trasmissione più plausibile è indiretta e prevede l’immissione dell’agente patogeno nell’organismo attraverso il consumo di acqua o di cibi accidentalmente contaminati. Un agente patogeno che, in realtà, deriva da un batterio niente affatto sconosciuto. «Si tratta di un’evoluzione dell’Escherichia coli, batterio presente normalmente nel nostro organismo o in quello degli animali, ma in forma non patogena – aggiunge Santoro – Evidentemente, la variante di  questo batterio ha determinato un cambiamento nel ceppo, trasformandolo in qualcosa di patogeno». Un  batterio evoluto e pericoloso, insomma, tanto da presentare anche un rischio per la vita degli  infettati, come dimostrano i 18 decessi in Nordeuropa su circa 2.000 casi. «È vero, ci sono stati 18 morti, ma è importante dire che nella maggioranza dei casi i soggetti sono guariti – precisa il  primario – I sintomi da tenere d’occhio, a ogni modo, sono vomito e diarrea insistenti, con  l’insorgenza di febbre e tracce di sangue. In questo caso, infatti, l’azione tossica del batterio è  nettamente più grave e può causare una sofferenza all’app arato cardio-respiratorio, ai reni o al sistema nervoso». Una sintomatologia ben precisa, insomma, da non confondere con altre forme influenzali batteriche o virali e che comunque, al momento, non si è manifestata in Italia, ma è  circoscritta alla zona di Amburgo, in Germania. «Pur augurandomi che non accada, sono sicuro che il sistema sanitario nazionale sarà in grado di affrontare anche questo tipo di evenienza», aggiunge  Santoro. Il quale, a proposito della presunta resistenza del batterio specifica: «Purtroppo non è una  novità la comparsa di batteri multi-resistenti agli antibiotici. A ogni modo, è importante far sapere che non siamo sprovvisti di farmaci per esprimere un’azione terapeutica, ad esempio attraverso  l’associazione di antibiotici». Intanto, come annunciato dall’Asl di Como nel comunicato diffuso  ieri, «come previsto dalla direzione Sanità della Regione Lombardia, verranno attivati gli ospedali, i medici e i pediatri di famiglia, per eventuali segnalazioni di casi sospetti. In Lombardia peraltro   conclude l’Azienda sanitaria comasca – è attiva da tempo una rete regionale per lo studio e la cura della sindrome emolitica uremica».

Alessandra D’Angiò

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