Battisti, mistero comasco sulle ceneri del cantante

altA 15 anni dalla morte
Montalbetti dei Dik Dik: è un errore portarlo via dal camposanto di Molteno

(l.m.) È un giallo lariano lo spostamento della salma di Lucio Battisti dal cimitero di Molteno. A settant’anni dalla nascita e a tre giorni dalla ricorrenza dei quindici anni della scomparsa, le spoglie dell’artista dovrebbero lasciare il piccolo paese del Lecchese, dove il cantautore viveva e dove è sepolto dal 1998. La salma sarà traslata per volere della vedova Grazia Letizia Veronese, per essere

conservata a Roma (dove la moglie di Battisti vive) o a Rimini (dove vive il figlio). Intanto ha scatenato i fans lariani l’indiscrezione che vorrebbe programmata a Como la cremazione delle spoglie di Battisti. Sarebbe fissata per domattina. Il Comune del capoluogo lariano ieri, tramite l’assessore ai Servizi Cimiteriali, Marcello Iantorno, ha smentito precisando che finora non è giunta nessuna richiesta in tal senso agli uffici preposti.
Ma lo scalpore è comunque grande nella comunità degli appassionati e non mancheranno oggi e domani i fan dell’autore di Emozioni nel cimitero maggiore di Como, in via Regina 74, in attesa di dare un ultimo saluto postumo. Chi però non approva la decisione è un artista lariano di adozione che ha vissuto a lungo a fianco del cantautore. È Pietruccio Montalbetti, chitarrista e membro storico dei mitici Dik Dik, che domenica alle 12, alla libreria Ibs.it bookshop di via Verdi 50 a Mantova, presenterà «tra musica e parole», al “Festivaletteratura”, il suo libro di memorie, edito da Salani, Io e Lucio Battisti. Chi era il mito? Il racconto di chi l’ha conosciuto prima che diventasse famoso. Una monografia in cui mette su carta gli anni della sua amicizia con Battisti, quando il cantautore non aveva ancora raggiunto il meritato successo.
«Lucio si è innamorato della “Brianza velenosa” anche grazie a me – ricorda Pietruccio – Andavamo spesso a fare gite al Pian del Tivano e al Pian dei Resinelli, per narcisate e biciclettate. Fatti salvi i diritti della famiglia, dico che spostare la salma dal cimitero di Molteno è un errore. Si sottrae al suo pubblico un personaggio diventato tale anche grazie alla gente. Che ha il diritto di poterne onorare la memoria, anche solo deponendo un fiore».
«Si manca di rispetto ai fan, insomma – prosegue Montalbetti – Con il dovuto rispetto, per loro è come se la Chiesa decidesse di non esporre più l’effigie della Madonna di Fatima. Che direbbero i devoti? Penso che la sua anima, lo dico da non credente, rimarrà comunque a Molteno. Dove finora i fan non hanno compiuto profanazioni, ma pacifici pellegrinaggi. Perché Battisti è stato e sarà sempre un punto di riferimento imprescindibile. Che ci manca sempre più. È stato il Mozart del pop, capace di interpretare gli umori e gli amori delle persone. E anche di rinnovarsi. Nel libro spiego che la rottura con Mogol non fu questione d’interessi ma di arte: Lucio voleva esplorare altri mondi, e alla fine è diventato un impressionista astratto. Le sue canzoni con Pasquale Panella sono genialità allo stato puro». «Se potesse vedere dall’alto tutto questo polverone – conclude Montalbetti – Lucio direbbe: “Ammazza, sono il numero uno anche da morto”. Se la riderebbe come un matto. Era molto sicuro di sé, anche se era molto timido – e per questo si era ritirato dalle scene. Tanto che quando Vasco Rossi volle conoscerlo, per mio tramite, mi disse: “Vasco chi?”. Questo era Lucio».

Nella foto:
Lucio Battisti, il grande cantautore tuttora molto amato dal pubblico e morto nel 1998

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