Cultura e spettacoli

Beethoven senza veli sul palcoscenico di Cantù

alt La stagione del “San Teodoro”

“Io, Ludwig van Beethoven”, il nuovo spettacolo di Corrado D’Elia, dedicato alla vita di uno dei più grandi geni di tutti i tempi, va in scena domani, alle 21, al Teatro San Teodoro di Cantù, ingresso 18 euro. Ne abbiamo parlato con l’attore milanese che ha lavorato a questo progetto per cinque mesi. «Questo è uno dei miei “album”, come il Don Chisciotte. Sono progetti che nascono dalle mie letture, dalle mie passioni», dice.
In questo caso quella per la musica è stata determinante.
«Fin da bambino sono stato affascinato dalla classica e dall’immensa opera di Beethoven. Una passione folgorante».
Come si snoda lo spettacolo?
«È un excursus sulla sua vita. La musica si

innesta per necessità emotiva, cerco di prendere per mano il pubblico e di trasmettergli delle emozioni con la volontà di lasciare tutto sospeso nella leggerezza».
Beethoven fu personaggio molto complesso.
«La complessità è arrivata dalla difficoltà di riuscire a tracciare una linea storica e di pensiero, di mantenere la tensione drammatica dello spettacolo. Adoro lo persone solitarie come Ludwig, mi identifico in loro, mi rispecchio nella totale completezza di un artista di questo spessore. Indagarne la vita vuol dire accostarsi ad altezze umanamente insolite, rubarne per un istante la grandezza e la follia per raggiungere ebbrezze ed emozioni insperate. Dopo lo spettacolo, mi piacerebbe che il pubblico tornasse a casa e iniziasse un percorso di conoscenza».
Svelerà anche perché trascorsero 10 anni tra l’“Ottava” e la celeberrima “Nona Sinfonia”?
«Certo, non lo anticipo qui altrimenti domani non viene nessuno. Ma non solo quello, sono tanti gli enigmi che aleggiano intorno alla sua figura: la sordità, i rapporti col padre e con il suo tempo, il suo talento, gli amori, profondi e contrastati, le sue durezze, ma soprattutto la sua musica immortale».
Virtù e debolezze.
«Non si può raccontare Beethoven senza immergersi nel suo lato umano che comprendeva anche grettezza e sconcezza. Mi ha sempre colpito la sua cruda profondità. Nel suo intendere la vita non nascondeva nulla, era un vero genio».
Come si sente dopo aver realizzato quest’opera?
«Forse svuotato per la fatica di questi mesi. Ma non c’è tempo, sto già lavorando all’Odissea, il nuovo spettacolo che debutterà in luglio».

Maurizio Pratelli

Nella foto:
Corrado D’Elia
27 marzo 2013

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