Cronaca

BELLE ÉPOQUE A VILLA OLMO

di LORENZO MORANDOTTI

Ottimismo con i piedi per terra
Una salutare ventata di ottimismo, fresco e scintillante, per risollevare il morale di un territorio a lungo ferito dal disincanto, stressato dalla crisi economica e in debito d’ossigeno quando si tratta di sollevare lo sguardo dall’ombelico per guardare più lucidamente oltre la siepe dell’agenda settimanale. E proiettarsi, se possibile, in una programmazione di medio e lungo periodo.
Così l’assessore alla Cultura del capoluogo lariano, Sergio Gaddi, anticipando nei giorni scorsi al

“Corriere di Como” la nuova mostra d’arte che aprirà i battenti il 26 marzo prossimo a Villa Olmo, ha voluto caratterizzare il senso dell’esposizione, che sarà dedicata alla Belle Époque e agli artisti italiani (Boldini in testa, con una quarantina di dipinti) che al clima di quell’epoca hanno partecipato con le loro opere. Una sferzata di vitalità fatta di segni e colori, un’iniezione di buone intenzioni. Certo tutto è cambiato dal clima tra Ottocento e Novecento in cui la “bella epoca” storica ha giocato le sue carte sulla scena del mondo: non è più il caso oggi di restare a bocca aperta di fronte a facili effetti speciali e condividere la stessa fede nelle “magnifiche sorti e progressive” della scienza e del sapere. O sperare, con i tempi che corrono, in un futuro radioso. Non è più tempo di facili illusioni, e la storia è maestra visto che il modello naufragò nel tunnel del primo conflitto mondiale. Fra tante disillusioni, resta però innata nell’uomo la speranza di un cambiamento e di una rinascita dopo i periodi bui delle grandi depressioni, per tornare a guardare con più fiducia ai giorni che verranno. Del resto anche Como, nel suo piccolo, fu partecipe di quel clima e seppe, allora sì, proiettarsi oltre i magri confini del territorio. Si pensi alla sintesi di energie morali e materiali messe in scena dalla città con l’Esposizione Voltiana del 1899. Che oltre un secolo dopo l’occasione per un po’ di sano “ottimismo della volontà” la forniscano ancora gli strumenti del bello e del sapere, cioè della cultura, fa per una volta ben sperare. Anche grazie a un drappello di maestri italiani che per la prima volta, nel 150° dell’Unità, viene chiamato a partecipare al progetto dei grandi carnet espositivi di Villa Olmo. A patto, e occorre ribadirlo ancora una volta, che siano mantenuti alcuni punti fermi. Ottimismo, sì, dunque. Ma responsabile.
Stiamo infatti parlando dell’ottava mostra consecutiva che il Comune di Como vara negli spazi neoclassici della storica dimora di Simone Cantoni. Non è un fatto casuale, anzi è un valore in sé. Un’occasione di sviluppo imperdibile. E appunto per questo merita che tutti vi partecipino, visto il “contagio” positivo del clima della Belle Époque che si vuole diffondere: associazioni, enti, albergatori. Anche perché sul territorio altri soggetti, vedi Villa Carlotta, si stanno muovendo sul fronte del business delle mostre. Quelle di Villa Olmo hanno spesso fatto notizia perché gravate da buchi di bilancio (la cui gestione chiede assoluto rigore). Ma le polemiche hanno trascurato l’indotto che 80mila visitatori l’anno in media portano sul Lario. Certo, occorre che siano istituiti più concreti e stretti legami (biglietti integrati e formule di promozione mirate) con gli altri punti di vitalità culturale: i musei, in primis. Che soffrono di scarso pubblico pur ospitando tante opere di maestri lariani che il visitatore medio di Villa Olmo, prevalentemente “extralariano”, potrebbe avvicinare. L’ottimismo senza piedi per terra è solo retorica.

5 gennaio 2011

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