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Bellezza per dimenticare l’orrore

I LUOGHI SIMBOLONei locali di via Garibaldi un centro esteticoPistole, fucili e munizioni sono un ricordo ormai sbiadito. I locali e le vetrine che fino al febbraio del 2010 hanno ospitato l’armeria Arrighi oggi accolgono lettini per i massaggi e per il trattamento del corpo. Chiusa con l’orrore, la saracinesca del negozio di via Garibaldi è stata riaperta all’insegna della bellezza.I nuovi proprietari del negozio non hanno alcun legame con la vecchia gestione. Dopo la dichiarazione di fallimento dell’armeria, nel giugno del 2010, hanno acquistatoi locali e in pochi mesi hanno avviato l’attività, il centro estetico “Nova Forma Spa”. Oggi, dietro quella stessa vetrina nella quale erano esposte armi di ogni tipo è possibile scegliere tra le offerte di trattamenti viso o corpo, manicure, ricostruzione delle unghie, massaggi e lampade solari.L’orrore che si è materializzato in quei locali resterà probabilmente impresso in modo indelebile nella memoria del quartiere e della città, ma l’inaugurazione del centro estetico ha segnato indubbiamente un punto di svolta positivo. Un cambiamento importante dopo interminabili mesi con una saracinesca chiusa e la memoria che correva automaticamente alla mattina del 2 febbraio 2010.E se il luogo in cui Giacomo Brambilla ha trovato la morte è rinato, non si può dire altrettanto di un altro locale entrato tristemente nella cronaca dopo l’omicidio, la ex pizzeria Conca d’Oro, a Senna Comasco. Impossibile rimuovere l’immagine di quel cartello attaccato al forno con la scritta: “Non aprire deve cuocere”. Impossibile cancellare l’orrore per l’oltraggio a un povero corpo ormai senza vita.Nel corso dei mesi, il locale ha cambiato più volte nome e gestione. Il forno non è più stato utilizzato, ma è ancora al suo posto. I primi a riprovarci erano stati gli stessi proprietari, la famiglia La Rosa. Sostituita l’insegna “Conca d’Oro” con il nuovissimo logo “Il giardino dei melograni”, hanno riaperto la cucina, ma senza successo. Poi, un altro tentativo fallito con l’affitto a un ristoratore esterno.L’ultimo a investire nel ristorante è stato Antonio Bidoia con “SciusciaDit”. La sfida è durata meno di tre mesi. Oggi, la vetrina è ancora allestita e pubblicizza i menu del locale, ma i segni di abbandono sono già ben evidenti.«Ho aperto ad aprile e a luglio avevo già chiuso – dice – Non c’è nulla da fare, personalmente penso che finché ci sarà quel forno il locale non potrà rinascere. Ho provato a dirlo ai proprietari, ma al momento sembra che non vogliano cambiare nulla. Mi è dispiaciuto chiudere, ma non ho avuto scelta».

Anna Campaniello

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