«Bene così, ma ci vogliono più medici». Il presidente dell’ordine dei medici di Como evidenza le criticità

La città di Como vista dall'alto

«Sono dati molto positivi che però non nascondono un problema reale e sempre più attuale nella sanità. Ovvero la carenza di medici». Le parole sono di Gianluigi Spata, presidente dell’ordine dei medici di Como che interviene per commentare i risultati emersi dall’analisi contenuta nell’indice della Salute pubblicato dal Sole 24 Ore. Como si è meritata una lusinghiera 13esima posizione che «ben rispecchia il quadro complessivo della sanità locale e ovviamente del sistema lombardo che è un’eccellenza a livello nazionale; dice Spata. E il primo elemento da sottolineare è quello sull’aspettativa di vita. «L’incremento di 3,1 anni nel periodo che va dal 2002 al 2017 è ormai un elemento consolidato nel rapporto tra Nord e sud. Un fattore che purtroppo se da un lato è positivo, dall’altro certifica una disuguaglianza evidente nel servizio fornito in Italia». prosegue il presidente dell’ordine. Sul fronte prettamente lombardo e comasco in particolare «stiamo lavorando bene nonostante la carenza di medici esista anche da noi. Quotidianamente vediamo i colleghi fare fatica. Mancano molti specialisti e purtroppo anche il ricambio generazionale di chi va in pensione non avviene al ritmo necessario. Si tratta di un tema molto ampio da affrontare che ovviamente bisogna cercare di risolvere», prosegue Gianluigi Spata. Ormai da diversi anni «siamo in perenne sofferenza su questo fronte e se non si inverte la rotta la situazione non potrà che peggiorare. Il governo deve correre ai ripari: spiega il presidente. Un primo segnale positivo può essere rappresentato dal numero di borse di specialità «che sono state aumentate fino a 8mila in Italia. Così come in crescita sono anche le borse di studio per medicina generale passate dalle 900 del 2018 a un raddoppio nel 2019. Sono interventi che potranno avere effetti tra 3 o 4 anni», dice Spata che in conclusione sottolinea il dato lusinghiero sull’emigrazione ospedaliera a ulteriore riprova della bontà della sanità regionale.

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