Bene Lario, il paese senza negozi dove tornano i giovani

altDa cinque anni nascono almeno 6 o 7 bambini ogni dodici mesi
Demografia pazza. A Sala Comacina c’è tutto (o quasi): bar, macelleria, un paio di negozi, una banca. Ed è il paese della provincia di Como con il minor tasso di giovani sotto i trent’anni. A Bene Lario non c’e nulla (o quasi): niente bar, niente alimentari, tabacchino o farmacia. Nemmeno un negozio. Solo un piccolo ufficio postale. Eppure, quel borgo di trecento anime aggrappato alla Valle di Porlezza vanta la più alta percentuale di giovani di tutta la provincia di Como, secondo l’analisi dell’istituto di ricerca Datagiovani.

Tant’è che, quest’anno, il Comune ha dovuto cambiare scuolabus – non c’è nemmeno la scuola, i bambini vanno a Grandola – e comprarne uno con quaranta posti.
I due paesi dei record sono distanti appena 16 chilometri. Qualche curva sulla statale Regina, una manciata di tornanti e dal comune più vecchio – Sala Comacina – si arriva a quello più giovane, Bene Lario, uno di quei borghi antichi dove la gente lascia ancora la porta di casa aperta e le chiavi dell’auto nel cruscotto. Sarà forse per questo clima tranquillo e pacato che molte famiglie hanno scelto di far nascere e crescere il proprio figlio tra le stradine di questo paese. Paese dal quale, una volta, la gente scappava a gambe levate: il ciottolato che porta in Comune si chiama “via Emigrati in Cile” perché all’inizio dell’Ottocento – raccontano i balòch, i residenti di Bene Lario – molti abitanti partirono per il Sudamerica a caccia di fortuna.
E mentre paesini simili vanno morendo, Bene Lario si ripopola. Di giorno è difficile intuirlo, perché i bambini sono a scuola e le mamme lavorano in Svizzera, come il 90% dei balòch. Ma la conferma dell’indagine di Datagiovani si trova in Comune, dove un’impiegata afferra un fascicolo e ne scartabella velocemente i fogli: «Trentatré», dice.
Sono i bambini di Bene Lario che vanno all’asilo o alle elementari di Grandola. E un’altra dozzina frequenta medie e superiori. In totale, quaranta studenti su una popolazione di 350 abitanti.
Sempre dal Comune, gli impiegati confermano che «da cinque anni a Bene Lario nascono almeno 6-7 bambini all’anno». Alcuni immigrati hanno contribuito a ripopolare il paese, ma il grosso dei pargoli è figlio di autoctoni. «Famiglie con tre o quattro figli ciascuna, ed entro il 2012 sono attesi altri due o tre neonati».
A Bene Lario si fa una vita tranquilla. I bambini giocano in piazza senza rischiare di essere investiti dalle automobili, e in un paese dove tutti conoscono tutti è difficile correre pericoli. Ma il prezzo di tanta pace si paga in termini di servizi, anzi, di disservizi: bisogna infatti prendere l’auto anche per bere un caffè, e gli studenti delle superiori che vanno a Lecco o a Como escono di casa alle 6.30 per tornare alle 17.
«Ho vissuto qui dieci anni, mi sono trasferita da luglio – racconta Annalisa D’Agrumo, 23 anni – È vero, d’estate la piazzetta è piena di bambini che giocano. Ma per i ragazzi c’è ben poco: l’unico bar ha chiuso i battenti, i pullman passano raramente, nevica spesso e d’inverno il sole si vede per dieci minuti al mattino e dieci al pomeriggio».
«Io però – aggiunge Samuele Sala, classe 1978 – voglio restare qui. Sono nato qui e qui vorrei costruire la mia casa. Non cambierei mai la gente del mio paese». Anche il padre di Samuele, Sergio Sala, abita a Bene Lario da una vita. Ha tre figli e tre nipoti. Conferma che negli ultimi anni «sono nati molti bambini, al punto che abbiamo dovuto cambiare lo scuolabus e prenderne uno da quaranta posti».
«È vero – conclude Nicolò Bordoli, 21 anni – le nascite a Bene Lario non mancano. Le famiglie apprezzano la tranquillità e la bellezza del borgo».
Fiocco azzurro oggi, fiocco rosa domani, e presto al Comune di Bene Lario non basterà più cambiare il pulmino: dovrà riaprire la scuola, chiusa vent’anni fa per mancanza di alunni.

Andrea Bambace

Nella foto:
Uno scorcio di Bene Lario, paese che conta trecento abitanti (fotoservizio Mattia Vacca)

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