BENEDETTO E LUIGI DIVERSI MA UNITI

di LORENZO MORANDOTTI

È Festa per Don Guanella e Innocenzo XI
Il 2011 abbina due figure diverse per carisma e distanti per storia, ma complementari. Di nuovo, sul piano della fede e delle vicende di una chiesa locale capace di parlare a tutto il mondo, Como è chiamata a dimostrare senso dell’identità, coesione e anche umiltà. L’eredità di un beato e quella di un imminente santo ha più senso misurarle nelle opere di bene concrete in loro nome. E non nella quantità di francobolli commemorativi o di cartoline-ricordo.
Le figure – che alla Chiesa

occorrerà peraltro illustrare pazientemente a una società civile sempre più incerta e distratta – sono quelle di Benedetto Odescalchi e don Luigi Guanella. Il primo è l’unico Papa comasco, salito al soglio di Pietro nel 1676 con il nome di Innocenzo XI, e nato quattro secoli fa. Il secondo, «Garibaldi della carità» secondo Pio XI, diventerà santo il 23 ottobre prossimo.
Due figure che interpretano su piani diversi la storia della fede e la presenza della Chiesa sul Lario. Distanti 400 anni, sono divise non solo per forza di destino, ma anche dalla capacità di parlare al mondo di oggi. Se Google in meno di un secondo stabilisce che per l’“apostolo dei poveri” don Luigi Guanella sono reperibili 62.600 risultati, per il Papa che fu simbolo della fede cristiana e baluardo contro l’invasione ottomana e quindi islamica nel tumultuoso Seicento (e tuttora in corsa per la santità), il motore di ricerca partorisce 299mila voci. Ma la presenza vera è inversamente proporzionale alla superficie del web. “San” Guanella ha il sostegno d’una potente congregazione da lui stesso fondata, con radici e rami ovunque nel mondo, rinomata per l’apostolato a favore dei più sfortunati. Invece per il quarto centenario del Papa comasco, beato non celebre per scatenare schiere di devoti, le celebrazioni su Internet hanno sì due comitati (uno a Roma, l’altro a Como), ma finora con poche righe d’intenti e di programmi. Il 2011 potrà forse consentire ai due religiosi lariani d’illuminarsi reciprocamente, al di là delle rispettive agiografie. E irradiare così anche figure ancor meno (e ingiustamente) note ma a ben vedere profetiche per la loro azione come il beato comasco Giovanni Battista Scalabrini, che fu “vescovo dei migranti” e seppe cogliere l’importanza politica, sociale e religiosa del fenomeno migratorio nelle società moderne.

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