Cronaca

Berna tenta di salvare le banche ticinesi e i correntisti italiani

La nota
Un’intervista a Vieri Ceriani, pubblicata ieri sul Corriere del Ticino, ha rivelato un interessante e inedito squarcio sullo stato attuale della trattativa aperta tra Italia e Svizzera per la revisione dell’accordo di doppia imposizione.
Vieri Ceriani è il capo-delegazione italiano al tavolo del negoziato. Una figura chiave. Mentre a Palazzo Chigi cambiavano ministri e presidenti del consiglio, Ceriani rimaneva al suo posto. Tentando di portare avanti una discussione affatto semplice. Dice l’alto funzionario al quotidiano di Lugano: «Negli ultimi giorni da parte svizzera si è proposto di fare un negoziato bilaterale sullo scambio automatico di informazioni. Un tema che da tempo, è stato detto, dovrà essere oggetto di un negoziato con l’Ue».

Aggiunge Ceriani: «Aprire una trattativa bilaterale ci sembra del tutto improprio. Ricevere una proposta in tal senso, negli scorsi giorni, ha suscitato sorpresa. Stiamo discutendo un pacchetto che riguarda i frontalieri, la questione dei capitali non dichiarati detenuti in Svizzera da cittadini italiani, la revisione del trattato contro la doppia imposizione per recepire l’ultimo standard Ocse sullo scambio automatico di informazioni a richiesta, le black list, Campione d’Italia. È chiaro che se si apre un altro punto, il tutto rischia di diventare un barcone che affonda sotto il suo stesso peso».
Che cosa significa? Proviamo a tradurre dal linguaggio della diplomazia. In un momento di grave affanno per l’economia italiana e per la stessa piazza finanziaria ticinese, Berna ha tentato il colpaccio.
Ha proposto all’Italia un’intesa a due, sul modello di quella siglata con Austria e Regno Unito. Un accordo che permettesse ai correntisti italiani in Svizzera di mantenere l’anonimato in cambio del pagamento – per il futuro – di un’imposta da concordare. La mossa elvetica è ovvia.
Senza questo genere di patto si rischia l’esodo in massa dei capitali italiani verso piazze più sicure: Israele, Singapore e altre ancora.
Per il momento Roma non ha ceduto. La grande fuga dalle banche ticinesi fa sempre più paura.

di Dario Campione 

16 Ottobre 2014

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