Biblioteca, depositi pieni e wifi lento

La Biblioteca Comunale di Como

Alla riapertura delle scuole superiori e delle università, la biblioteca comunale di piazzetta Venosto Lucati a Como, 350 anni di storia e la maggiore della provincia, tornerà ad animarsi di studenti. E le criticità sono destinate a ripresentarsi.
Gli utenti (100mila ogni 12 mesi, circa 2-3mila nuovi ogni anno) lamentano, come evidenziano gli ultimi sondaggi sul gradimento, la lentezza del wi-fi c’è, gratuito e della durata di un anno va detto. Il problema è la velocità dell’hardware che lo attiva. Altro tema sono le carenze dei bagni: in generale in condizioni pessime, e due sono tuttora fuori uso. L’ultima lettera di sollecito al Comune è partita settimana scorsa. Di fatto, la biblioteca, che nel corso del tempo si è trasformata a mero deposito di libri da prendere in prestito (106mila nel 2015, 113mila nel 2014) o consultare in sede, a centro polivalente (110 manifestazioni ospitate nel 2015 con 11.300 visitatori). Di riferimento anche per categorie emarginate, è uno dei pochi luoghi pubblici dove trovare servizi igienici in città.

E calcolando 400-500 accessi al giorno è facile immaginare che la manutenzione debba essere conseguente. Ma la pulizia di routine due volte al giorno non può da sola contrastare una situazione aggravata peraltro da una inciviltà trasversale.
Ma non è tutto. La biblioteca fai conti con i troppi libri. Come la vediamo ora è nata alla fine degli anni Sessanta. La torre non ha ulteriori sbocchi, non ha ricevuto sostanziali manutenzioni, e la dotazione senza correttivi sarà un problema a lungo termine, anche se sono in atto varie razionalizzazioni. Il personale lamenta spesso la quantità di libri da gestire, prossima alla saturazione. Ogni anno ne arrivano 5mila nuovi (il budget è salito dai 27mila euro del 2010 fino a 80mila). Che permettono di sostituire copie usurate o non aggiornate: già 400 quest’anno. Sono in calo le donazioni, ma l’intento è accettare solo le più virtuose per gli interessi della collezione. Ma come non scoppiare, in era digitale?
Si è posto ad esempio mano, in tempi recenti, al riordino dei quotidiani, ma non si è ancora arrivati a collezionarli solo in digitale (avviene per la Gazzetta ufficiale) per non soffocare gli spazi. E c’è poi il catalogo, la mappa del territorio: non tutto è digitale. Per completarlo occorrerebbero 100mila euro e un anno di lavoro.

Negli ultimi cinque anni gli acquisti sono cresciuti in biblioteca. Nel 2011 gli accessi sono stati per il 27,8% acquisti, per il 68% donazioni e per il 4,2% accessi per diritto di stampa. Nel 2012 gli acquisti sono stati il 41%, il 54% le donazioni e il 5% i diritti di stampa. Nel 2013, 58,5% sono stati gli acquisti, 35% le donazioni e 6,5% i diritti di stampa. Nel 2014, gli acquisti di nuovi volumi in biblioteca sono stati il 64%, 30,5% i doni e 5,5% i diritti di stampa. L’anno scorso, le percentuali sono state: 55% gli acquisti, 37,8% i doni, 7,14% i diritti di stampa

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