Bignasca riscrive i confini del Ticino. «Pronti ad annetterci l’Alta Lombardia»

Il leader della Lega: «Niente carri armati, bisogna far votare il popolo»
Un pennarello nero e una cartina geografica. Bastano questi due oggetti per ridisegnare, virtualmente, i confini tra Italia e Svizzera. A tratteggiare quella che potrebbe essere in un ipotetico futuro la Confederazione Elvetica è Giuliano Bignasca, il leader della Lega dei Ticinesi. Il partito che, negli ultimi anni, ha visto aumentare il suo consenso grazie anche alle campagne anti-frontalieri, anti-euro e anti-immigrazione.
Da qualche mese l’idea di un allargamento del Ticino alle province

del Nord lombardo ha tenuto banco. E il dibattito conseguente, non sempre credibile, dura ormai da tempo. L’ipotesi, di recente, è stata nuovamente rilanciata dai Liberali Radicali di Lugano. L’occasione per Giuliano Bignasca, numeri alla mano, era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. E lo ha confermato ieri al collega di Etv, Davide Cantoni, in un’intervista che andrà in onda integralmente questa sera alle 23 sull’emittente lariana.
«L’idea sarebbe di includere innanzitutto la Valtellina, punto di partenza per l’espansione – dice Bignasca, mostrando la cartina “rivista e corretta” dove con il tratto nero del pennarello sono già stati ridisegnati i confini – Poi, si dovrebbe procedere anche con i territori di Como, Varese, Lecco fino a includere anche la provincia di Verbano-Cusio-Ossola». In un foglietto annesso alla carta geografica sono già stati eseguiti anche alcuni conteggi.
«Si tratta di circa 900mila abitanti del Varesotto, 590mila di Como, 338mila del Lecchese – spiega Giuliano Bignasca – Ma anche i 182mila della Valtellina e i circa 170mila della provincia piemontese. La popolazione svizzera aumenterebbe di oltre 2 milioni di persone». Ci si chiede con quale procedura si potrebbe arrivare a un simile risultato.
«Nessun carro armato. Non comando io. Sarebbero necessari un cambiamento della Costituzione e votazioni ad hoc da parte dei territori coinvolti. E sono certo che l’80% dei valtellinesi sarebbe già pronto a cambiare casacca. Abbiamo anche avuto modo di esporre in quei territori, con successo, questa ipotesi. Discorso leggermente più complesso per quanto riguarda le altre province italiane. Noi siamo pronti. Aspettiamo e vediamo cosa succederà».
L’idea dunque sarebbe di creare uno Stato svizzero che, ad annessione ultimata, arriverebbe addirittura a lambire l’hinterland milanese. «Il sogno sarebbe di riuscire a far rientrare in questo piano anche il territorio bergamasco – aggiunge, scrutando la mappa, un galvanizzato Giuliano Bignasca – Vedremo se e come si potrà intervenire».
Un privilegio, quello dell’annessione. Che potrebbe realizzarsi ma ad alcune condizioni. «Siamo pronti ad accogliere tutti questi popoli – rincara la dose Bignasca – ma queste province dovranno essere disposte a compiere interventi infrastrutturali sostanziosi, visto il divario esistente tra i due Stati. E ovviamente a ritirare parte dei debiti». L’ultima battuta, infine, riguarda i buoni rapporti tra la Lega dei Ticinesi e il Carroccio padano. «Questa operazione, ovviamente, dovrà essere sottoposta alle popolazioni interessate – conclude l’intervento Giuliano Bignasca ripiegando la “nuova” cartina geografica – Personalmente, non ho ancora parlato con l’amico e leader della Lega Nord, Umberto Bossi. Lo farò quanto prima».

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
La strada
Giuliano Bignasca, il leader della Lega dei Ticinesi, mentre illustra la teorica proposta di fusione tra il Canton Ticino e le province di Como, Lecco e Sondrio

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