Comune di Como, bilancio drammatico, mancano 12 milioni

I conti pubblici

Incassi crollati, patto di stabilità, zero trasferimenti. Lo spettro di tasse, tagli e nessuna opera pubblica

Dai conti del Comune di Como spunta una voragine persino peggiore delle molte che si possono trovare sulle vie della città.
Nelle carte preparatorie per il bilancio preventivo 2014, infatti, sarebbe emerso un “buco” pari a 12 milioni di euro. Una cifra mostruosa, che a poche settimane dalla presentazione del documento ufficiale in consiglio comunale dovrà necessariamente essere coperto. Come, però, è a tutt’oggi un mistero. Pericoloso, per di più, perché, a queste condizioni, gli uffici

finanziari di Palazzo Cernezzi avrebbero già detto di essere pronti a non firmare il bilancio, evento più unico che raro nella storia del Comune. A meno che – è il suggerimento “obbligato” già messo nero su bianco dall’ufficio – non vengano operati tagli a spese e investimenti o non si proceda con un rapido e sensibile aumento dell’imposizione fiscale. Ma se nel nuovo bilancio la copertura dei 12 milioni da reperire venisse affidata a eliminazione o drastica riduzione di servizi e investimenti oppure ad aumenti delle imposte, la maggioranza sarebbe pronta a schiacciare il tasto verde? Inoltre: politicamente, che peso avrebbe la mancata sostituzione di Giulia Pusterla, ex assessore al Bilancio, che lasciò a novembre 2013 e da allora non è mai stata formalmente rimpiazzata, con l’assunzione della delega da parte di Lucini?
E tutto questo senza dimenticare che il bilancio di previsione, in un Comune, è uno dei pochissimi documenti che – se bocciato dal consiglio comunale – determina automaticamente la caduta della giunta. Ossia, nuove elezioni.
Esagerazioni?
Non proprio, perché la situazione è seria e il sindaco è il primo a esserne conscio. Tra l’altro, la materia è particolarmente intricata, poiché dei circa 12 milioni che vanno assolutamente “trovati” tra le pieghe della macchina comunale, alcuni (una minoranza, pare) dovranno necessariamente derivare da tagli a inefficienze, sprechi e, forse, servizi. Ma la maggioranza dovrebbe essere recuperata con una sorta di “decapitazione” del capitolo “investimenti per opere pubbliche” (la parte di bilancio tecnicamente definita “conto capitale”, ndr). Il che, se da un lato potrebbe limitare gli effetti negativi diretti sulle tasche dei cittadini (comunque destinate a essere toccate), dall’altro potrebbe significare una sorta di azzeramento delle opere pubbliche medio-grandi. Con un’amministrazione ridotta – pur garantendo i servizi essenziali – a tappare qualche buca e cambiare qualche lampadina.

Emanuele Caso

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