Binda: «Perché difendo Val Mulini»

altLa città e i suoi problemi
L’ex assessore del capoluogo: «I cittadini devono cambiare le loro abitudini»

«Molte volte penso che i comaschi non abbiano mai messo il naso fuori dalla loro città. Ma non sono stati a Salisburgo? A Lucerna? In quale località turistica si può parcheggiare a due metri dalle vetrine dello shopping?».
Nini Binda, imprenditore tessile e “padre” del piano del traffico del capoluogo lariano, interviene ancora una volta sulla questione parcheggi ma senza seguire l’onda. Anzi: tuonando, in qualche modo, contro alcuni luoghi comuni.
Il primo dei quali è l’assenza

di posti auto nella Convalle. «Chi afferma una cosa simile – dice l’ex assessore – non conosce Como o è in malafede. Oggi abbiamo grandi parcheggi di cintura come Val Mulini, Lazzago o Tavernola; grandi parcheggi sub-centrali, come via Anzani, Dadone, via Castelnuovo, San Giovanni e Ticosa. Quest’ultimo al momento, com’è noto, chiuso per la bonifica dei terreni. Ma abbiamo anche molti parcheggi centrali: Quarto Ponte, via Auguadri, via Sirtori, ex Zoo, Valduce viale Lecco».
Autosili cui vanno aggiunti, insiste Binda, «anche i parcheggi privati: piazza Cacciatori delle Alpi, piazza Amendola, piazzetta Vacchi, Santa Teresa. Senza contare migliaia di posti blu a raso». Insomma, dice convinto Binda: «Non è possibile lamentare a Como una carenza di parcheggi. Semmai, bisognerebbe ragionare sulle abitudini degli automobilisti».
Abitudini cattive, sottintende l’ex assessore della giunta Botta. «In una città ostaggio delle auto, avevo capito subito quanto fossero forti e consistenti gli interessi corporativi. Anteposti anche alla salute delle persone. Qualcuno si ricorda delle polemiche furibonde che si scatenarono quando parlai di “mamma city”? Dissi la verità. Fuori dalle scuole le auto erano dappertutto: sui marciapiedi, in doppia fila, una sull’altra. Un caos. Ma chi osava protestare era messo sullo spiedo. E all’epoca toccò a me».
La discussione seguita alla decisione di trasformare piazza Roma in un parcheggio per soli residenti è analizzata da Binda non senza fastidio. «L’errore è stato probabilmente di chiudere quando la Ticosa non era ancora accessibile – dice l’ex assessore – ma un punto deve essere chiaro: non si può immaginare di arrivare in macchina fino all’ingresso dei negozi».
La ricetta possibile, secondo Binda, è una sola: favorire il parcheggio esterno cambiando nello stesso tempo il sistema di trasporto verso il centro. «È chiaro come pochi siano disposti a lasciare l’auto in Val Mulini per prendere il bus di linea. Bisogna offrire loro un servizio diverso. Una navetta che parte dallo stesso autosilo e raggiunga velocemente il centro». La struttura di via Napoleona è comunque una grande risorsa, almeno secondo Nini Binda.
«È stato un intervento lungimirante e non è vero che noi sapessimo del trasferimento dell’ospedale. Anzi, ci era stato detto che qualora il Sant’Anna fosse stato spostato nel monoblocco avrebbero trovato posto altri uffici e servizi pubblici. Semmai, si deve recriminare sul fatto che chi è arrivato dopo di noi non ha mantenuto la promessa di realizzare sotto l’autosilo la fermata delle Nord».
Una stilettata diretta a Stefano Bruni ma anche all’ex governatore lombardo Roberto Formigoni. «Voglio aggiungere una cosa – conclude Binda – Como ha una convalle tra le più inquinate. Io sono stato il primo, ad esempio, a proporre e realizzare la navetta da Tavernola. Perché non si potenzia questo genere di trasporto? È ovvio che la nostra è una città strana. Una città con moltissimi parcheggi e tanti cittadini che per un centinaio di passi in più sono pronti a scatenare ogni genere di polemica inutile».

Nella foto:
L’autosilo della Val Mulini è stato costruito a servizio dell’ex ospedale Sant’Anna

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