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Blitz all’alba: decapitata la Polstrada

Arrestati il comandante, il vice e tre agenti del corpo Due malori al momento dell’operazione: 24 gli indagatiLa bomba è esplosa all’alba di ieri mattina, quando quaranta uomini della polizia stradale di Milano e della guardia di finanza hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice delle indagini preliminari di Como, Maria Luisa Lo Gatto.Un provvedimento che ha di fatto decapitato la Polizia stradale della nostra città, portando in carcere il vicecomandante Gian Piero Pisani, 47 anni, e ai “domiciliari” altre quattro persone.

Si tratta del comandante Patrizio Compostella, 59 anni, e degli agenti Massimiliano Busnelli (42 anni), Massimiliano Bonizzoni (44 anni) e Lorenzo Falzetti (38 anni).

Gli arrestati devono rispondere – a vario titolo – alle accuse di abuso d’ufficio e falso. Per Pisani e Compostella ci sono anche ipotesi di reato di peculato e, per il solo Pisani, pure la calunnia.Ma l’indagine è molto più ampia e coinvolge in tutto 24 persone, finite con l’essere iscritte sul registro degli indagati del pubblico ministero Massimo Astori. Si tratta per la quasi totalità di agenti della Stradale di Como, ma nei guai è finito anche un impiegato civile del ministero dell’Interno in servizio alla Stradale, un medico della Questura (con il marito, per cui l’ipotesi di reato è quella di calunnia in concorso con l’ispettore Pisani) e anche un uomo della polizia locale di Como. Quest’ultimo, Davide Gaspa, 47 anni, in qualità di responsabile dell’ufficio verbali dei vigili.Un blitz clamoroso che potrebbe preannunciare nuovi e futuri sviluppi, perché le indagini sono ancora in corso per meglio definire le contestazioni.In concomitanza con l’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere e dai domiciliari, sono state chieste (dal pubblico ministero) anche le sospensioni dal servizio per altri quattro agenti che verranno valutate dal giudice nella giornata di giovedì. Si tratta in pratica di richieste di applicazione di sospensioni dai pubblici uffici, misure interdittive subordinate all’interrogatorio dei quattro destinatari che dovrebbe appunto avvenire nelle prossime ore.Ieri mattina sono state perquisite anche le abitazioni degli indagati, oltre agli uffici della Polizia stradale, la Questura e pure la sede della polizia locale di Como in viale Innocenzo. Non si conosce ancora l’esito di queste operazioni e un summit dovrebbe svolgersi nelle prossime ore in Procura per fare il punto della situazione.Quella appena trascorsa è stata una giornata dai toni altamente drammatici per la Polizia stradale di Como, ma anche per chi si è presentato a notificare l’ordinanza e a comunicare ai colleghi le decisioni del giudice in merito alle richieste del pubblico ministero. Anche perché l’indagine, che ha abbracciato un lasso di tempo ampio (dal 2009 al 2013) è stata in gran parte condotta proprio dai colleghi delle persone poi indagate, ovvero dal nucleo della polizia giudiziaria della Stradale di Como in stretta collaborazione con il sostituto procuratore Massimo Astori. Al momento del blitz, cui hanno collaborato anche i militari della guardia di finanza, due delle persone colpite dal provvedimento hanno accusato dei malori che hanno chiesto l’intervento del 118. Il fascicolo risalirebbe a quasi un anno fa quando cioè, in seguito ad alcune intercettazioni effettuate per tutt’altro motivo dalla Procura di Milano, vennero captati dialoghi degni di nota poi comunicati per competenza al palazzo di giustizia di Como.Da quel primordiale sospetto, è poi nata una lunga e complicata inchiesta resa particolarmente scomoda anche dal fatto che, a indagare su se stessa, era la Polizia stradale.Il quadro ricostruito è ampio e variegato.Le ipotesi di reato vanno da una lunga serie di multe non contestate e relative al Tutor lungo l’autostrada da Bergamo a Milano (1.463 per l’esattezza), che avrebbero causato un danno erariale già accertato di 316mila euro – cifra che sarebbe destinata a salire ulteriormente e di molto – a una ventina di contravvenzioni rimediate dagli agenti della Stradale lungo via Italia Libera (dove c’è la sede) e fatte togliere con la scusa dei motivi di servizio. Ma non mancano l’uso oltre le regole dell’auto di servizio e per motivi del tutto personali – come l’andare al “Casta Diva” per farsi firmare autografi da attori stranieri – oppure una serie di violazioni al codice della strada (con anche punti della patente tolti) rimediate sempre con l’immancabile giustificazione dei «motivi di servizio» anche se, in realtà, l’agente era in ferie o a riposo e si trovava al volante non di un’auto della polizia ma della propria. In chiusura l’episodio più antipatico, un incidente in cui fu coinvolto il figlio di un agente e in cui i torti e le ragioni – secondo la Procura – furono volutamente invertiti.

Mauro Peverelli

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