Blocco dei ristorni, è il giorno dei sindaci

Porlezza – Dopo la decisione svizzera di congelare il 50% dei fondi
Adunata dei primi cittadini per studiare le contromisure
Arriveranno da ogni angolo della provincia. Soprattutto dai territori di confine. L’adunata di quest’oggi richiamerà a Porlezza decine di amministratori locali. Sul tavolo la spinosa questione del taglio del 50% dei ristorni dei frontalieri. Una ritorsione attuata dal Consiglio di Stato del Canton Ticino, condivisa dal governo federale di Berna, per protestare contro la decisione del ministro dell’Economia Giulio Tremonti di non cancellare la Svizzera dalla black list dei paradisi fiscali. Un

congelamento che rischia di mandare in crisi i bilanci di numerose amministrazioni comunali lariane, che riescono a far quadrare i conti proprio grazie al denaro che rientra in Italia sotto forma di rimborsi delle tasse che i frontalieri pagano in Svizzera, i cosiddetti ristorni, appunto.
«Saranno presenti una quarantina di sindaci, in particolar modo quelli provenienti dai paesi più interessati dal problema – interviene Sergio Erculiani, primo cittadino di Porlezza e promotore dell’incontro di questo pomeriggio alle 17 nell’aula magna del polo scolastico del paese – Dobbiamo analizzare la questione sotto ogni punto di vista. Ci interessa, ovviamente, che il Canton Ticino faccia un passo indietro rispetto al recente congelamento di queste risorse per noi vitali. Ma soprattutto è necessario fare un discorso più ampio per il futuro».
Un ragionamento, dunque, che deve andare oltre l’emergenza di queste giornate convulse durante le quali la Svizzera ha bloccato, all’improvviso, il 50% dei ristorni. Un provvedimento che taglierebbe ben 23 milioni di euro se la Confederazione Elvetica non dovesse cambiare orientamento. Un’ipotesi che allarma la provincia di Como, dalla quale ogni mattina partono 17mila frontalieri per andare a lavorare oltre confine.
«In effetti bisogna superare la crisi ma bisogna farsi sentire con forza quando verrà convocato il tavolo tra i due governi per decidere eventuali modifiche alle intese in atto», dice Erculiani.
Mercoledì sera il Consiglio federale elvetico, a Berna, ha deciso di rinegoziare l’attuale accordo sull’imposizione alla fonte dei redditi dei frontalieri che lavorano in Ticino.
L’accordo fiscale in vigore risale al 1974. Fino al 1983 è stato riconosciuto un ristorno pari al 40% delle tasse pagate dai lavoratori italiani in Svizzera, percentuale scesa in seguito al 38,8%.
«Ovviamente abbiamo inviato la lettera di convocazione per l’appuntamento odierno a più di un centinaio di Comuni – aggiunge il sindaco di Porlezza – E anche quelli che non sono in prima linea hanno già manifestato la loro solidarietà e il loro appoggio».
Ora non rimane che aspettare. I sindaci in trincea hanno intenzione di preparare un documento dettagliato per spiegare, a chi si farà portavoce delle loro istanze, che cosa vorrebbe dire, in concreto, questo drastico taglio ai fondi.
La politica locale e nazionale si sta mobilitando. Molto attento al tema, da sempre, il senatore lariano del Pdl Alessio Butti che ha ribadito la delicatezza della situazione. Ieri ha nuovamente parlato anche il consigliere regionale del Pd, Luca Gaffuri.
«Se il governo elvetico dovesse prendere in considerazione una quota di ristorno inferiore a quella attuale (oggi al 38,8%) portandola ad esempio al 12,5% come in Austria, questo potrebbe avere effetti drammatici».
Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Il valico stradale di Ponte Chiasso attraversato ogni giorno da migliaia di frontalieri impegnati oltreconfine

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