Blocco dei ristorni frontalieri. La Svizzera e le maniere forti

alt

Dopo il voto anti-italiano
Nuova accelerazione da Verdi, Udc e Lega dei Ticinesi

(f.bar.) “Blocchiamo i ristorni”. Un ritornello che ormai da anni si sente risuonare sul confine italo-svizzero. E in questi giorni di post referendum, con i cittadini della Confederazione elvetica decisi nel chiedere un sostanziale stop alle politiche migratorie, puntuale si ripropone anche il tema dei ristorni. E proprio nelle ultime ore Sergio Savoia, il coordinatore dei Verdi ticinesi, nonché tra i massimi sostenitori della campagna targata Udc contro l’immigrazione di massa, è tornato alla

carica.
«Nei prossimi due giorni presenterò una mozione proprio per chiedere il blocco dei ristorni dei frontalieri», ha detto.
Prima di lui, molti altri esponenti politici d’oltreconfine si erano ripetutamente spinti a invocare un simile provvedimento. A partire dal consigliere di Stato Norman Gobbi da sempre intenzionato a ottenere una revisione o addirittura la disdetta dell’accordo, risalente al 1974, che regola tale materia tra i due Stati. Si allarga dunque sempre di più il fronte dei politici svizzeri favorevoli al blocco.
«Il voto dei ticinesi è una richiesta di protezione, i cittadini si sentono minacciati e se non rispondiamo a questa esigenza non facciamo un servizio. Se necessario, dovremo usare maniere forti e avere delle misure di ritorsione pronte», ha dichiarato sempre Sergio Savoia nelle scorse ore alla stampa svizzera.
E, nel 2011, i Verdi stessi avevano sostenuto la decisione del Governo di bloccare del 50% l’importo dovuto all’Italia. La strada dunque sembra essere sempre la stessa. Ma non è tutto. Il lavoro sotterraneo di Sergio Savoia, proprio in queste ultimissime ore, è quello di sondare il terreno in casa degli altri partiti politici, proprio per riuscire ad arrivare alla stesura di una mozione il più possibile condivisa per il blocco dei ristorni che abbia una forza incisiva. Un tema, quello dei ristorni, che è stato inoltre utilizzato in passato anche dalla Lega dei Ticinesi, partito da sempre ostile ai frontalieri italiani e impegnato in una battaglia proprio per limitare l’ingresso nel Cantone dei lavoratori provenienti dalle zone di confine. Va ricordato come i ristorni fiscali siano la parte delle tasse pagate alla fonte dai lavoratori frontalieri italiani che la Svizzera restituisce all’Italia come indennizzo. I frontalieri, infatti, non risiedono nella Confederazione ma nei comuni italiani di confine. Utilizzano quindi i servizi sociali, scolastici e sanitari del proprio Paese. La quota attuale che la Svizzera garantisce come ristorno all’Italia è pari al 38,5% delle tasse pagate dai frontalieri. Ritornando alla bagarre politica in atto in Canton Ticino, non tutti gli schieramenti politici sono però in linea con la richiesta di stoppare i ristorni.
Il Ppd (Partito popolare democratico), per voce di Carlo Luigi Caimi, e il Plr (Partito liberale radicale), attraverso le parole di Christian Vita, hanno invitato a riavviare un tavolo di discussione con l’Italia. Una situazione politica incandescente e in costante evoluzione mentre i frontalieri, ormai arrivati oltre quota 60mila, ogni giorno continuano a varcare il confine per andare sul posto di lavoro. Un numero in costante crescita negli ultimi anni. Si è infatti passati dai 50mila del dicembre 2011 ai 59mila del settembre 2013.

Nella foto:
Rapporti sempre più tesi tra Italia e Svizzera dopo il voto referendario contro gli immigrati e le minacce ai frontalieri

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.