Blue Whale nel Triangolo Lariano. Parla il preside che ha scoperto due casi

«Non sottovalutate eventuali segnali di allarme, non minimizzate, non nascondete il problema. Il pericolo del Blue Whale e più in generale del cyber bullismo e dei rischi legati all’utilizzo della rete e dei social riguarda tutti». L’appello è del preside di una scuola media del Triangolo Lariano che, nelle scorse settimana, è stato tra i primi a notare i segni sospetti sulle braccia di due ragazzine che frequentano l’istituto e a segnalare alle forze dell’ordine i possibili casi di Blue Whale, il “gioco” partito dalla Russia che prevede per i partecipanti, adescati online, un totale di 50 prove da effettuare in altrettanti giorni.

Prove di autolesionismo che partono da tagli e lesioni sulle braccia per aumentare via via il grado di pericolosità e arrivare all’istigazione al suicidio. «Abbiamo notato dei segni sospetti – spiega il preside – Non era una situazione estrema, per fortuna, ma abbiamo ritenuto necessario allertare le forze dell’ordine. Le famiglie non si erano ancora rese conto. A volte i genitori tendono a minimizzare o nascondere, oppure non conoscono la situazione». Nella scuola sono intervenute le forze dell’ordine ed è stata fatta la segnalazione alla Procura di Como, che sta già lavorando su almeno quattro casi sospetti. «I segni che abbiamo erano un campanello d’allarme che non si poteva ignorare – dice il preside – I carabinieri hanno lavorato benissimo».

Il dirigente scolastico sottolinea l’importanza di alzare il livello di attenzione. «L’emergenza, il problema vero al di là di questo grave fenomeno del momento è la nostra disattenzione verso i nostri figli – dice il preside – Tutti dobbiamo fare la nostra parte. Penso alla scuola ma anche alle famiglie, alle parrocchie, al mondo dello sport, agli educatori, ai media stessi. Ciascuno ha delle responsabilità verso i nostri ragazzi». Il preside ha parlato personalmente con i ragazzi di tutte le classi delle medie. «Ho chiesto agli alunni se sapessero cosa fosse il Blue Whale – dice – Tutti hanno risposto in modo affermativo. I ragazzi sono a conoscenza di questo fenomeno come di altri, hanno le informazioni molto più rapidamente di noi». «Quello che invece non hanno – aggiunge – è la consapevolezza dei rischi dell’utilizzo di Internet e dei social. Non sanno che devono proteggere la propria identità, non si rendono conto di esporsi al pericolo. Tutti dobbiamo sentirci chiamati in causa nel compito educativo di prevenire e insegnare ai ragazzi come usare al meglio questi strumenti».

Anna Campaniello

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