Bobo Craxi, figlio di Bettino, ospite in città: «Con Como rimane un legame profondo»

Bobo Craxi

“Decisioni e processo politico del governo Craxi (I e II – 1983-1987)” è il titolo dell’affollato incontro a cui ha partecipato ieri sera Vittorio “Bobo” Craxi, figlio dell’ex presidente del consiglio e segretario del Partito Socialista Italiano Bettino Craxi. L’iniziativa è stata organizzata dal circolo culturale europeo Willy Brandt nell’auditorium di Etv e Corriere di Como, in via Sant’Abbondio.
«Il nostro desiderio – ha detto Giuseppe Doria introducendo la serata – è di avere un approccio pragmatico e attento a quello che accadeva in quel periodo storico».
Al suo fianco anche l’ex sindaco socialista di Como Sergio Simone e il segretario provinciale del Pci dell’epoca, Gianstefano Buzzi.
Bobo Craxi – poi ospite del “Dariosauro” su Etv – prima del convegno ha ricordato il legame della sua famiglia con il Comasco. «È molto profondo con la città – ha sottolineato – Ogni volta che torno mi commuovo perché rivedo alcuni luoghi che hanno caratterizzato la mia adolescenza. Mio nonno a Como fu il prefetto della Liberazione: c’è un vincolo con si è mai reciso».
«Un rapporto che rimane anche con il territorio – ha aggiunto Bobo Craxi – Penso al fatto che Canzo sia il luogo dove è nato Filippo Turati; in questa provincia ci sono molte radici socialiste che mio padre ha sempre coltivato».
Bettino Craxi studiò al Collegio De Amicis di Cantù: «Quando frequentava voleva diventare prete, poi ha fatto il politico» ricorda il figlio con un sorriso.
Del leader socialista, scomparso nel 2000 in Tunisia, si è tornato a parlare proprio nelle ultime settimane, con il ritratto che gli ha dedicato il regista Gianni Amelio con il film “Hammamet”. «Un’opera che ha costretto molti italiani a riflettere su un pezzo importante della nostra storia democratica e dei suoi esiti per noi nefasti, per altri gloriosi. E su questo rimarrà la divisione tra chi pensa che sia stata una tragedia o gloria, appunto. Per quanto riguarda il film non ho nulla da dire, se non rispettare le licenze poetiche del regista e ringraziare i tanti italiani che sono andati al cinema con un sentimento cambiato rispetto a quello di qualche anno fa».
Massimo Moscardi

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